La Serbia ha dovuto lottare strenuamente e a lungo per la propria libertà, sovranità e integrità territoriale. Le grandi potenze, e in particolare la Turchia e l’Austria, sorvegliavano lo sviluppo del nostro Paese prefiggendosi d’impedirlo. Ecco perché siamo stati sempre costretti a difendere la nostra indipendenza. Una delle condizioni per garantirla era di sottrarci alla necessità d’importare armi e munizioni. Dovemmo creare una nostra industria militare. Non era una decisione di poco conto, per un Paese la cui popolazione viveva al 90% nelle campagne. Cominciò in tal modo l’industrializzazione del Paese. Poco dopo un fallito tentativo d’installare una fonderia di cannoni a Belgrado, decidemmo, nel 1851, di trasferirla nella città di Kragujevac, lontano dai “curiosi” occhi europei. Terminati i lavori preparatori, la fonderia di cannoni cominciò a funzionare regolarmente il 15 ottobre 1853. Nel corso di 12 decenni, questa officina fu costantemente impegnata nella produzione di armi per la difesa della libertà e dell’indipendenza dei popoli jugoslavi.
Paese privo di tradizioni industriali, la Serbia soffriva della mancanza di operai qualificati, e ciò ritardava lo sviluppo, l’aggiornamento e la modernizzazione della produzione militare. Dovemmo ingaggiare esperti stranieri, ma questi ci posero condizioni inaccettabili, abusarono della situazione e si dimostrarono sleali nei momenti critici. Ciò mal si conciliava con l’esigenza di un’efficiente produzione di armi. Così stando le cose, decidemmo d’instituire una scuola in grado di formare operai specializzati. Fu la “Scuola di apprendistato”, poi specificamente finalizzata all’ apprendistato militare. I primi alunni cominciarono a frequentarla nell’ottobre del 1853, ma ufficialmente la Scuola fu istituita con decreto ministeriale del 14 marzo 1854. Da allora le lezioni proseguirono senza interruzione, tranne che negli anni di guerra. Fu una scuola unica nel suo genere, nel quadro del sistema scolastico serbo e jugoslavo. Una delle sue caratteristiche era il legame tra scuola e officina, con programmi educativi e finanziamenti orientati a quest’ultima. Fu così possibile assicurare la mano d’opera necessaria a una produzione militare di tipo moderno.
Conformemente alle esigenze della fabbrica, la Scuola d’istruzione militare tese a mettersi al passo con le innovazioni tecnologiche, i cui risultati furono inseriti nei programmi educativi. Tenuto conto dello sviluppo avuto dalla Scuola, se ne può desumere che essa garantì ai suoi alunni un elevato livello di conoscenze e di qualificazione. Un gran numero dei suoi diplomati lavorò con successo nella fabbrica, per poi perfezionare la propria preparazione professionale in grandi aziende militari dell’Europa occidentale. Il livello di competenza degli alunni della Scuola si manifestò in occasione di esposizioni internazionali e di manifestazioni organizzate all’interno del Paese. All’esposizione mondiale di Parigi (1889), la Scuola presentò 42 produzioni dei suoi ex alunni, ottenendo 6 medaglie. La stampa europea dell’epoca ebbe espressioni di apprezzamento. Gli alunni della Scuola l’hanno inoltre rappresentata degnamente in altre esposizioni internazionali (Londra, Bruxelles).
Durante le guerre balcaniche, e dall’inizio della prima guerra mondiale alla ritirata dell’esercito serbo attraverso l’Albania, gli alunni della Scuola lavorarono senza tregua, contribuendo a rifornire il fronte di armi e munizioni. Colonne di soldati sostavano davanti all’officina in attesa di caricarle. Dopo il passaggio in Albania, circa 400 alunni-operai della Scuola vennero inviati, in base ad accordi con l’Intesa, in officine francesi, dove contribuirono con il loro lavoro alla vittoria sugli Imperi Centrali. Durante la preparazione dell’offensiva su Salonicco, alcuni di loro costituirono un’officina provvisoria per la riparazione di materiale bellico.
Gli allievi della scuola parteciparono alla vita politica e al movimento operaio, malgrado il divieto d’iscriversi a partiti, di collaborare con la stampa degli operai, di celebrare il 1° maggio, di prendere parte a convegni e altre manifestazioni politiche. Severe misure repressive erano previste per i trasgressori. Comunque, gli allievi organizzarono degli scioperi, e fu il loro metodo di lotta. Due di essi sono rimasti famosi: quelli del 1909 e del 1926. Il primo intese protestare contro i trattamenti poco pedagogici usati dal direttore; il secondo contro la riduzione dei salari. Ma il regime militare dell’epoca reagì con misure repressive: gli scioperanti furono puniti e le loro rivendicazioni respinte.
Tra le due guerre, il Partito comunista jugoslavo esercitò una grande influenza sugli allievi. La Scuola era frequentata da giovani di ogni nazionalità, e ciò contribuì a rafforzare la fraternità e l’unità dei popoli jugoslavi. La distribuzione di testi marxisti e di stampa operaia, l’organizzazione di cellule del Partito comunista e dell’Unione della Gioventù Comunista di Jugoslavia (SKOJ), non sono che alcune delle attività politiche degli allievi. Nel giugno 1937, allievi e operai dell’Istituto diedero fuoco alle mostre dell’esposizione organizzata dai russi contro-rivoluzionari, il cui unico scopo era di diffamare il sistema socialista e l’Unione sovietica. Gli ex allievi della Scuola fondarono un loro Club e nel 1938 uscì il suo giornale “La Nostra Vita”. Il club si ramificava in numerose sezioni culturali, educative e sportive. La sua biblioteca comprendeva un gran numero di libri. Furono istituite anche iniziative teatrali con grande interesse e partecipazione di pubblico. Molti alunni parteciparono al gruppo scout “Aumadinac”, altri ai quattro club calcistici “Slavia”, “Epe”, “Adriatico” e “Rapid”.
Nel corso della guerra di liberazione (1941-1944), gli allievi della Scuola lottarono non solo col fucile, ma anche utilizzando le loro conoscenze tecniche e lavorando alla fabbrica di armi esistente a Uzice, nelle zone già liberate dai partigiani. Nella foresta presso Drvar i partigiani organizzarono, nel 1942, una fonderia provvisoria, ed era qui che si producevano le bombe dette “Kragujevka”. Su queste bombe era impressa una stella rossa e la scritta “Istituto tecnico militare partigiano”. Per ordine del Partito comunista jugoslavo, circa 700 allievi restarono nella Scuola di Kragujevac. Qui essi sabotavano la produzione destinata all’esercito tedesco. Fu quindi deciso da Berlino di smontare tutte le attrezzature della Scuola e di demolire la fabbrica. Un notevole numero di allievi continuò gli studi in Centri universitari dell’Europa occidentale. Dopo la liberazione, la Scuola militare proseguì il suo lavoro col nome di “Istituto tecnico-militare”: era cioè una scuola militare-industriale. L’insegnamento riprese il 12 settembre 1946, con corsi di studio ridotti a tre anni. Per tenere il passo con gli sviluppi industriali, aumentò il numero delle materie professionali. Fu così possibile adeguare la preparazione della mano d’opera ai progressi dell’industria. Si trattava di un collegio che offriva agli allievi le migliori condizioni di apprendimento.
La struttura e il programma d’insegnamento furono profondamente trasformati nel 1953, quando venne istituita una Scuola di operai altamente qualificati (“Majorska Skola”), collegata alla scuola militare industriale. Verso l’anno 1960, i migliori allievi ebbero la possibilità di prolungare i loro studi tecnici. Dal 1946 la scuola aveva cambiato nome, diventando “Centro di formazione tecnico-professionale”. Si ottenne in tal modo di offrire numerose opportunità di formazione degli operai da semi-qualificati ad altamente qualificai e a tecnici. La programmazione formativa continuò ad essere adeguata alle esigenze del complesso “”Crvena Zastava”. Attualmente la Scuola è denominata “Centro di formazione tecnica Voja Radic” e si ramifica in numerosi settori: meccanici, elettrotecnici, per adulti e misto. Dal 1946 al 1973 hanno terminato gli studi in questa Scuola oltre 5.000 allievi. In occasione del suo centenario (1954), la Scuola è stata insignita di una medaglia commemorativa.