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Introduzione...

Dal nostro amico di Haiti abbiamo ricevuto negli ultimi mesi nuovi messaggi, che riferiscono succintamente sulla situazione nell’isola e su quanto è accaduto dopo l’elezione di René Préval. Ne pubblichiamo qui a fianco alcuni stralci, da cui risulta che le speranze suscitate da tale elezione non si sono avverate, dopo un breve intervallo la tregua è finita, sono ricominciati i rapimenti e le violenze da parte delle bande armate.

NUOVI MESSAGGI DA PORT-AU-PRINCE

16 aprile 2006 – Dopo le elezioni la situazione, in Haiti, è molto più tranquilla. Gruppi di banditi armati hanno deposto le armi come promesso, in attesa che il nuovo governo, di prossima formazione, faccia “qualcosa” anche per loro; però non si sa bene cosa dovrebbe fare. A dire il vero questa pace sembra un po’ effimera, dato che i banditi hanno ancora tutte le armi nascoste e qualsiasi cosa può riesplodere da un momento all’altro. Ma per ora c’è un clima più disteso nella popolazione e c’è molta fiducia che le cose cambino in meglio. Lo speriamo proprio.

6 giugno – Da qualche giorno è cominciata la stagione dei cicloni, che in pratica vuol dire piogge frequenti di notte e grossi uragani. Sarà così per circa due mesi. A parte i danni, ne derivano anche disagi enormi per tutti. Le strade, per lo più semplicemente sterrate, diventano dei piccoli fiumi e percorrerle è molto difficile.

28 giugno – Vorrei descrivervi brevemente la situazione in cui vivono le numerose famiglie povere di qui. Spesso non esiste il padre. Gli altri componenti della famiglia, che di solito sono molti, vivono in spazi ridotti, in baracche fatte con legna o terra battuta o mattoni e quasi sempre con tetto di lamiera. Quasi nessuno ha il gabinetto in casa; si usano le latrine pubbliche e molti vanno all’aria aperta. Tutti vanno a prendere l’acqua alle pompe pubbliche con secchi, quasi tutti cucinano sulla carbonella o su legna, i più fortunati mangiano una o due volte al giorno, quasi nessuno ha un lavoro stabile e ci si arrabatta per tirare a campare alla giornata.

Le “case” sono sprovviste dell’essenziale: un letto sul quale dormono quattro o cinque persone e gli altri si sistemano in terra su pezzi di cartone. Un tavolo, qualche sedia, cartoni che fanno da guardaroba o vestiti appesi a un filo. Si lavano i panni al fiume o in catini davanti casa. Si cucina su dei supporti di ferro dove si mette la carbonella e, sopra, una pentola dove si cuoce il cibo. Di solito la gente mangia banane con salsina di pomodoro e aringhe secche, yam, patate dolci, pesce essiccato, zuppetta di farina, acqua zucchero e cannella, riso due o tre volte la settimana con fagioli o passata di fagioli; pollo o carne di maiale alla domenica per i più fortunati.

23 luglio – Qui le cose si stanno di nuovo mettendo male. Abbiamo goduto un periodo di relativa pace da poco prima delle elezioni di febbraio fino a due o tre settimane fa, ma ora a Port-au-Prince il clima di violenza è tornato ai livelli precedenti. Da due o tre settimane, sequestri, scontri fra bande armate e polizia o forze internazionali, furti, assassinii, coprifuoco in certe zone e l’ansia di non poter sapere mai cosa succederà domani, sono tornati alla ribalta specialmente qui nella capitale. Quali le ragioni? Anzitutto c’è da dire che l’arresto improvviso della violenza prima delle elezioni non era certo dovuto all’efficienza della polizia e delle forze internazionali. Certo, loro se ne fanno un vanto, ma tutti qui sapevano che erano state le bande stesse a decidere di “posare le armi” in attesa che il loro beniamino, Préval, fosse eletto e che qualcosa cominciasse a muoversi e a migliorare anche per loro, i banditi. Préval è stato eletto, ma la generale situazione di miseria non è cambiata di un centimetro; per di più certe aspettative (come la riassunzione dei due o trecento impiegati statali sbattuti fuori arbitrariamente quando cadde il governo di Aristide) non si sono avverate. Perciò le bande hanno deciso di riprendere le loro attività e hanno battezzato questa nuova ondata di violenza col nome di “Operazione Baghdad-2”.

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