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Introduzione...

Trascriviamo il “Riepilogo” del libro, dove l’Autore ricorda, sintetizzandoli in quindici punti, i temi principali del suo percorso analitico. Ci ripromettiamo di tentare - in un prossimo aggiornamento di questo sito – un approfondimento critico del libro stesso. Trascriviamo anche le brevi notizie sull’Autore in aletta di copertina e il Sommario.

ALAIN TOURAINE: LA GLOBALIZZAZIONE E LA FINE DEL SOCIALE
Trad. it. di Tina D’Agostini e Monica Fiorini- Il Saggiatore, Milano 2008

RIEPILOGO. IN CONCUSIONE… (pp. 273-276)

I temi principali di questa riflessione sono strettamente legati gli uni agli altri; la successione dei capitoli mostra la loro interdipendenza nella costruzione di un nuovo paradigma. Ma mi è sembrato utile, per coloro che leggeranno il libro come per coloro che lo hanno appena letto, delineare il modo più diretto e breve il cammino che mi ha condotto dalla consapevolezza dei cambiamenti storici in atto a un’analisi delle principali nozioni che permettono di comprendere questa trasformazione.

  1. Il punto di partenza è senz’altro la globalizzazione, intesa non solo come una mondializzazione della produzione e degli scambi, ma soprattutto come una forma estrema di capitalismo, come separazione completa dell’economia dalle altre istituzioni, in particolare sociali e politiche, che non sono più in grado di controllarla.
  2. La dissoluzione di ogni tipo di frontiera porta alla frammentazione di ciò che veniva chiamato società.
  3. Il crollo successivo di tutte le categorie sociali di analisi e di azione non è un evento senza precedenti. Ai primordi della nostra modernizzazione abbiamo pensato i fatti sociali in termini politici - ordine, disordine, sovranità, autorità, nazione, rivoluzione; solo dopo la rivoluzione industriale abbiamo sostituito alle categorie politiche le categorie economiche e sociali (classi, profitto, concorrenza, investimento, contrattazioni collettive). I cambiamenti attuali sono così profondi che ci portano ad affermare che un nuovo paradigma si sta sostituendo al paradigma sociale, così come il paradigma sociale aveva preso il posto del paradigma politico.
  4. L’individualismo che trionfa sulle rovine della rappresentazione sociale della nostra esistenza rivela la fragilità di un io costantemente modificato dagli stimoli che lo colpiscono e influenzano. Un’interpretazione più elaborata di questa realtà insiste sul ruolo dei media nella formazione di questo io individuale, la cui unità e indipendenza sembrano minacciate.
  5. Ma questo individualismo ha anche un’altra dimensione, completamente diversa: in una società in cui dipendiamo non solo da tecniche di produzione, ma anche da tecniche di consumo e di comunicazione, cerchiano di salvare la nostra esistenza individuale, singolare. Sdoppiamento creativo, perché fa nascere, accanto all’essere empirico, un essere dotato di diritti che cerca di costituirsi in quanto attore libero proprio attraverso la rivendicazione di questi diritti.
  6. Ci siamo sempre fatti un’immagine della nostra creatività, ma questa immagine è stata a lungo proiettata al di là della nostra specifica esperienza e ha preso successivamente diverse figure: Dio, la nazione, il progresso, la società senza classi. Oggi, invece, è direttamente, e senza alcuna intermediazione discorsiva, che diamo alla ricerca di noi stessi un’importanza centrale. La volontà dell’individuo di essere l’attore della propria esistenza è ciò che chiamo il soggetto.
  7. Il soggetto esiste, come principio di analisi, solo se la sua natura è universale. Come la modernità, che ne è l’espressione storica, si basa su due princìpi fondamentali: l’adesione al pensiero razionale e il rispetto dei diritti individuali universali. Storicamente parlando, il soggetto moderno si è incarnato in un primo momento nell’idea di cittadinanza, che ha imposto il rispetto dei diritti politici universali al di là di qualsiasi appartenenza comunitaria. Un’espressione importante di questa separazione della cittadinanza dalle comunità è la laicità, che separa Stato e Chiesa.
  8. Durante il periodo dominato dal paradigma sociale, la lotta per i diritti sociali (e in particolare per i diritti dei lavoratori) era al cento della vita sociale e politica.
  9. Oggigiorno l’emergere di un paradigma culturale porta in primo piano la rivendicazione dei diritti culturali. Simili diritti si esprimono sempre tramite la difesa di attributi particolari, ma conferiscono a questa difesa un senso universale. .
  10. Dalle rovine della società vacillante e distrutta dalla globalizzazione emerge un conflitto fondamentale tra, da un lato, forze non sociali rafforzate dalla globalizzazione stessa (movimenti del mercato, possibili catastrofi naturali, guerre) e, dall’altro, il soggetto, privo del sostegno dei valori sociali ormai distrutti. Il soggetto può tuttavia, in certi casi, diventare inconsapevolezza a causa del predominio di queste forze materiali.
  11. Ma questa lotta non è perduta in partenza, perché il soggetto si sforza di creare istituzioni e regole di diritto in grado di sostenere la sua libertà e creatività. La famiglie la scuola rappresentano la principale posta in gioco di queste lotte.
  12. Questo individuo, che trasforma se stesso in soggetto, non è forse condannato all’isolamento, alla mancanza di comunicazione con “gli altri”? Rispondo a questa domanda affermando che non ci sarebbe comunicazione senza una lingua comune, e che questa lingua comune è la modernità. Ma anche il mancato riconoscimento delle differenze che esistono tra gli attori reali rende impossibile la comunicazione. Questa complementarietà si ottiene quando si separa nettamente la modernità, che è il riferimento comune di tutti coloro che vogliono comunicare, e le modernizzazioni, che combinano sempre la modernità con campi culturali e sociali diversi gli uni dagli altri. Nessuna società ha il diritto di identificare la propria forma di modernizzazione con la modernità. Il nuovo si produce solo mescolando vecchio e nuovo. I paesi occidentali in particolare, che si sono mossi più in fretta di altri verso la modernità, devono riconoscere che non ne hanno il monopolio e che essa è presente anche in altre forme di modernizzazione, a eccezione di quei casi in cui si incontra una totale opposizione.
  13. Ritorno alla storia. Il modello di modernizzazione occidentale ha polarizzato la società accumulando risorse di ogni genere nelle mani di un’élite e definendo negativamente le categorie opposte, ritenute inferiori. L’efficacia di questo modello è stata così consistente da conquistare una gran parte del mondo. Ma esso è stato caratterizzato da forti tensioni e conflitti che opponevano i due poli.
  14. Nel corso degli ultimi due secoli, le categorie considerate inferiori, in particolare i lavoratori, i colonizzati e le donne, hanno dato vita a movimenti sociali di liberazione che hanno in gran parte avuto successo. Questo successo ha attenuato le tensioni esistenti nel modello occidentale, m anche il suo dinamismo. Un grande pericolo minaccia questa parte del mondo: quello di non essere più in grado di darsi degli obiettivi e di non essere più capace di affrontare nuovi conflitti.
  15. Un novo dinamismo può nascere solo da un’azione che sia in grado di ricomporre ciò che il modello occidentale ha separato, superando tutte le polarizzazioni. Essa è già in corso, per esempio nei movimenti ecologisti e in quelli che lottano contro la globalizzazione. Ma sono e saranno le donne le attrici principali di questa azione, perché la dominazione maschile ha fatto di loro una categorie inferiore e perché al di là della lotta per la loro liberazione intendono mettere in atto una più generale ricomposizione di tutte le esperienze individuali e collettive.

Notizie sull’Autore

Alain Touraine (Hermanville-sur-Mer, 1925), accademico e ricercatore di sociologia industriale conosciuto per aver coniato il termine “società postindustriale”, analista politico e studioso dei movimenti sociali, è Directeur d’études all’Ecole des Hautes études en sciences sociales. Il Saggiatore ha pubblicato Critica della modernità (1997), Libertà, uguaglianza, diversità (2002), La ricerca di sé (2003).

Sommario

Introduzione. Un nuovo paradigma

PRIMA PARTE

Quando parlavamo di noi in termini sociali

1. La rottura

2. La globalizzazione

  • Dagli Stati del dopoguerra alla globalizzazione dell’economia
  • Un capitalismo estremo
  • La rottura della società
  • L’altermondismo
  • Dalla società alla guerra
  • Un mondo globalizzato
  • 3. L’Europa, uno Stato senza nazione

    4. La fine della società

    5. Il ritorno a sé

    SECONDA PARTE

    Adesso che parliamo di noi in termini culturali

    6. Il soggetto

    7. I diritti culturali

    8. Una società di donne

    RIEPILOGO. IN CONCLUSIONE…

    Bibliografia

    Indice dei nomi