MARIA LISA CINCIARI RODANO:
Filippo Sacconi
Filippo Sacconi, prima del richiamo alle armi durante la seconda guerra mondiale, aveva lavorato ai telefoni di Stato, su linee riservate, sulle quali passavano le conversazioni di Mussolini e di Hitler tra Roma e Berlino. Era stato fatto prigioniero dagli inglesi dopo la battaglia di El Alamein e aveva trascorso parecchi anni in un campo di concentramento di militari in Egitto. In guerra aveva fatto amicizia col tenente Mario Mancinelli, un maestro senigalliese, fratello del pizzaiolo più famoso e più bravo della cittadina. E di Filippo così parla Mancinelli in un racconto scritto molti anni dopo, all’inizio degli anni ’80, per spiegare la sua conversione all’antifascismo: «Poi era venuto l’incontro, prima cauto, poi aperto e leale con Filippo, il collega di compagnia, comunista e cattolico ad un tempo. Mi attrasse e mi incantarono la sua cultura, la sua profonda umanità, la serenità con la quale giudicava i fatti e gli altri, il modo come sapeva condurre il discorso. E il suo modo di parlare, a volte incisivo, secco, efficace, a volte volutamente fiorito, condito di sapienti pizzichi di ironia, che accompagnava sempre col gestire misurato ed espressivo delle sue mani sottili. Soprattutto la sua dialettica – conclude Mancinelli – aveva in breve spazzato via ogni residuo mio dubbio». Saper argomentare, spiegare, persuadere, era, in effetti, una dote che Filippo possedeva oltremisura.
Filippo Sacconi veniva da una famiglia di dipendenti statali; sua madre era morta giovanissima e suo padre si era risposato. Con la matrigna, una romagnola di origine contadina, cordiale e generosa, manteneva un rapporto assai saldo. Aveva una numerosa coorte di fratelli e sorelle del primo e del secondo letto, dai quali era molto amato e rispettato. Così come, in seguito, divenne indispensabile punto di riferimento per generi nuore e nipoti. Aveva una capacità di rendersi prezioso a chi lo conosceva e veniva ricercato sempre, sempre disponibile ad affrontar problemi, ad ascoltare sfoghi, a sbrogliar matasse aggrovigliate, a sciogliere nodi difficili. Riceveva molte confidenze, perché era discreto come una tomba, ma assai di rado si confidava lui.
Amico carissimo e indimenticabile, delizioso compagno di gite, passeggiate, vacanze; accorto, saggio, impareggiabile e discreto consigliere di tutti i momenti difficili. Silenzioso, acuto osservatore, ricco di intuizione, aveva la virtù del discernimento nel valutare la qualità morale e l’affidabilità delle persone incontrate per motivi politici e di lavoro o personali; se una persona era inattendibile o infida se ne accorgeva si può dire a prima vista. Sommamente schivo, aveva il dono di esser presente quando c’era bisogno di lui e anche quello di eclissarsi e di scomparire: sembrava che si volatilizzasse senza che si facesse in tempo ad accorgersi che si era allontanato.
Di ritorno dalla prigionia, venne subito catapultato e inghiottito dalla politica e divenne prezioso collaboratore delle tante avventure intellettuali e politiche di Franco Rodano: incluso nella direzione del Partito della Sinistra cristiana, scriveva su “Voce Operaia”, fu uno dei dirigenti dell’Associazione combattenti e reduci, in rappresentanza dello stesso PSC. Fu uno dei più convinti sostenitori della linea di Franco Rodano al momento del congresso di scioglimento del partito.
Vinse poi un concorso e si dedicò all’insegnamento negli istituti tecnici: fu un insegnante straordinario, amato e ricercato per anni da generazioni di ragazzi. Quando ebbe i primi disturbi cardiaci e fu ricoverato in ospedale, medici, suore e infermieri erano stupefatti che un numero così grande di giovani venisse a trovarlo.
Sebbene fosse un insegnante appassionato e convinto dell’importanza della scuola, che non volle mai lasciare, Filippo non abbandonò neppure la politica. Iscritto al pci, dopo lo scioglimento della Sinistra cristiana, militante di base discreto, fu collaboratore stretto e fedelissimo di Franco Rodano: redattore dello “Spettatore Italiano”, poi del “Dibattito Politico”, infine acuto notista di politica estera della “Rivista Trimestrale” e successivi “Quaderni”.
Filippo fu infine il paziente e solerte corriere tra Franco Rodano e don Antonio Penazzi, un sacerdote divenuto assai amico di Filippo e intimo dell’allora monsignor Silvestrini, in un complesso e riservatissimo negoziato indiretto tra la Segreteria di Stato e il pcus.
RAFFAELE D’AGATA:
Conobbi Filippo Sacconi (di persona) e Harry Hopkins (attraverso le pagine di un libro) quasi nello stesso tempo, e per di più nello stesso luogo. In casa, cioè, di Franco Rodano. Fu qui, nella primavera del 1967, che presi a partecipare alle discussioni introdotte da Filippo da cui nascevano i miei compiti per le “Cronache di politica estera” della “Rivista Trimestrale”. E fu qui, poco tempo dopo, che Franco quasi m’impose, gentilmente, di leggere la duplice biografia di Hopkins e di Roosevelt (“una storia intima”, nel titolo originale), evidentemente supponendo che un tale incontro sarebbe stato specialmente fruttuoso. E, almeno per quanto a me torna, non sbagliava.
Tra il leggere il libro di Sherwood e il frequentare Filippo c’era per me un singolare genere di vicinanza. Fatto sta che non potevo fare a meno di vedere Filippo attraverso le pagine che raccontavano Hopkins, e viceversa. Vedevo Hopkins il messaggero: quello che comprende, intuisce, media. E ascoltavo Filippo (mentre mi sentivo ascoltato da lui) interpretare con guizzi per me illuminanti le personalità ben individuate, e insieme le forze profonde, che animavano i “grandi eventi” di quegli anni: Johnson e Humphrey, Bob Kennedy e Willy Brandt, Nasser e Dayan, Ho Chi Minh che aveva (ecco uno dei fulminei colpi di pennello dati a voce da Filippo) “tenuto in mano lo shaker nei caffè di Parigi”…
È soprattutto in virtù dei suoi stimoli, e della sua capacità di vedere il “nocciolo della questione” (alla Hopkins, appunto) attraverso la complessità delle cose, ma senza in alcun modo forzare o perdere quella complessità, che le “Cronache di politica estera” della “Rivista trimestrale”, elaborate attraverso lo spoglio di un paniere di quotidiani e di periodici internazionali, possono fungere da utilissimo promemoria per chiunque oggi si sforzi di ricostruire e interpretare quel tumultuoso e fecondo periodo (cioè la fine degli anni sessanta) al di fuori dei troppi miti e delle troppe corrispondenti abiure e sconfessioni che oggi si possono leggere intorno ad esso.
ENRICO LONGO (articolo Un maestro, sul n. 5/febbraio 1985 del “Nuovo Spettatore Italiano”)
In uno degli ultimi numeri di “Nuovo Spettatore”, Filippo Sacconi aveva pubblicato una nota in memoria di don Antonio Penazzi, un comune amico immaturamente scomparso. Ora tocca a noi scrivere qualche parola, stentata e inadeguata, in suo ricordo.
Ci ha lasciato nella gelida notte tra il 9 e il 10 gennaio, mentre era solo in casa. Non c’era neppure la sua cara Toni, che gli era sempre vicina con la tenerezza di una sposa, con l’attaccamento di una figlia. Se ne è andato improvvisamente, con pudore, con discrezione. Solo un’ora prima di chiudere gli occhi per sempre, aveva fatto e ricevuto telefonate per commentare con gli amici le prime notizie sugli incontri di Ginevra tra Gromiko e Shultz. Ancora una volta, l’ultima, non ha permesso al suo privato di togliere spazio all’attenzione lucida e appassionata per le vicende pubbliche. Nella stagione del riflusso, sembra che ci abbia voluto dare un’estrema lezione, polemicamente provocatoria, come era nel suo stile.
Alle centinaia di giovani per i quali era stato un incomparabile maestro, severo e amato, aveva innanzitutto insegnato l’apertura ai grandi problemi del paese e del mondo. Sapeva, e lo ripeteva spesso, che l’età giovanile non è la rosea stagione della spensieratezza, ma l’epoca libera – non libertaria – di una seria, ricca preparazione umana. Anche per questa ragione amava i giovani, ma il suo era un amore che non concedeva mai indulgenze alle fughe, all’introversione rinunciataria.
Insegnante, professore di scuola media superiore, era noto in ambiti più vasti di quelli della scuola. Il suo impegno antifascista, la sua milizia nei Cattolici comunisti, nella Sinistra cristiana, nel PCI con Felice Platone, la sua regolare collaborazione, negli anni cinquanta, oltre al primo “Spettatore Italiano” di Croce e Mattioli, al “Dibattito Politico” di Melloni e Bartesaghi e poi, dal ’62 a oggi, con saggi di ampio respiro, alla “Rivista Trimestrale” e ai suoi “Quaderni”, testimoniano la passione civile del politico impegnato e la singolare forza intellettuale di un commentatore informato e acuto: capace di proporre, soprattutto nella politica estera, interpretazioni a volte persino sconcertanti, ma che si rivelavano stringenti perché, dopo aver messo allo scoperto i reali termini dei problemi, ne consentivano una valutazione pienamente razionale. Proprio di recente è infine uscito un suo volume, in collaborazione con Giorgio Bachelet, intitolato La politica come servizio (Editori Riuniti, Roma 1984), che, nel ripercorrere la vita e gli scritti di Ugo Bartesaghi, costituisce una ricostruzione di estremo interesse storico degli anni del centrismo.
Minimizzava sempre il valore della sua lunga milizia e della sua attività di saggista. Agli amici che lo esortavano a raccogliere in volume alcuni dei suoi scritti di permanente interesse, perché non erano semplici articoli di rivista, ma avevano autentica dignità di studi storici (ricordiamo i cinque saggi sull’imperialismo e le due ricerche sulla seconda guerra mondiale pubblicati sulla “Rivista Trimestrale”), rispondeva sorridendo che ci avrebbe pensato poi, ma che ora,… ora era più importante dedicare il suo tempo a scrivere un’altra nota di attualità, oppure a proseguire il dialogo con questo o quel giovane che attraversava un periodo di crisi.
Della sua intensa attività di scrittore un aspetto solo gli premeva porre in risalto, e cioè che essa gli aveva consentito di essere a fianco di Franco Rodano e di stabilire con lui un sodalizio operoso per lunghi, irripetibili anni. Ricordava spesso, e ogni volta con commozione, l’incontro casuale in una strada della vecchia Roma, nel 1939, con Franco allora studente liceale, mentre egli era un fresco neo-laureato. Filippo, che allora criticava il fascismo da posizioni crociane, e pensava di aprire prospettive nuove al suo giovane interlocutore, ebbe la sorpresa di sentirsi proporre una serrata argomentazione che si basava sulla conoscenza dei testi del marxismo, del pensiero democratico europeo, della nuova teologia francese. Rimase affascinato dalla cultura e dal fervore intellettuale di quel giovane , che lo invitò poi subito a frequentare circoli semiclandestini, in cui si elaborava cultura nuova e si alimentava l’opposizione al regime.
Da allora non lasciò più Franco e, salvo la parentesi della guerra – che lo vide ufficiale di fanteria sul fronte africano e poi prigioniero degli inglesi -, iniziò con lui un rapporto di collaborazione e di amicizia che ricordava come la più decisiva esperienza della sua vita.
Anche Franco lo ebbe carissimo ed era a lui e all’altro fraterno amico, Tonino Tatò, che confidava le sue speranze e i suoi progetti, le sue amarezze e il frutto delle sue meditazioni, certo di trovare in entrambi lo stimolo dialettico che sempre caratterizza una consonanza di pensieri e di ideali.
Franco Rodano è morto nel luglio 1983. Filippo non è sopravvissuto di molto al suo amico. Ha però lottato sino alla fine perché la ricerca che insieme avevano intrapreso in quel lontano 1939 proseguisse, perché i loro ideali, le loro battaglie politiche trovassero dei continuatori.
Filippo Sacconi non ha mai rivestito cariche pubbliche di rilievo, fatta eccezione, nell’immediato dopoguerra, per la impegnativa funzione svolta nell’associazione combattenti e reduci. E, del resto, non le ha mai cercate. Ha però svolto un ruolo pubblico di straordinaria importanza. Ha formato generazioni di coscienze, alle quali ha fornito solidi strumenti di cultura; ha elaborato, nella sua attività di saggista, idee che hanno nobilitato e arricchito il dibattito politico. La civiltà di un popolo non si basa solo sull’opera e sull’insegnamento dei suoi leaders politici e culturali, ma anche, e con pari efficacia, sull’azione di uomini che, come lui, operano senza clamore per incivilire il costume, per fortificare le coscienze.
[Segue una breve nota redazionale: «“Il Nuovo Spettatore Italiano” partecipa commosso al dolore della famiglia e degli amici per la scomparsa di Filippo Sacconi, che di questa rivista è stato sin dall’inizio promotore appassionato e intelligente collaboratore»]
ARTICOLI E SAGGI DI FILIPPO SACCONI
I- SU “VOCE OPERAIA”
-La questione dei prigionieri. Il fascismo nei campi di concentramento – 7 agosto 1944;
-Un’opinione sovietica. Per la ripresa della democrazia – 14 agosto 1944;
-La questione dei prigionieri di guerra. Per il ritorno in patria di un milione di italiani – 21 agosto 1944;
-La questione polacca e l’avvenire della democrazia europea – 28 agosto 1944;
-Romania e URSS – 4 settembre 1944;
-Considerazioni sulla mozione del Partito Socialista – 11 settembre 1944;
-Transilvania – 18 settembre 1944;
-La nuova Jugoslavia – 25 settembre 1944;
-Il separatismo siciliano – 2 ottobre 1944;
-Presupposti d’una politica estera – 9 ottobre 1944;
-Sul fallimento europeo. Politica estera e manovre interne – 16 ottobre 1944;
-L’Ungheria e la pace europea – 23 ottobre 1944;
-La Francia verso la Costituente – 30 ottobre 1944;
-L’Europa tra l’Oriente e l’Occidente. Storia romanzata e realtà politiche – 6 novembre 1944
-Il fronte della persona umana. Sul terreno politico esso coincide con quello delle forze democratiche e progressive – 13 novembre 1944;
-Il problema dello Stato. Richiamarsi alla legge senza riconoscere quelle forze che possono dar loro vigore significa fare il gioco della reazione che si servì della vecchia legge e del vecchio Stato – 20 novembre 1944;
-Bidault a Mosca. La Francia non si farà strumento di una politica che tenti di dividere l’Europa in due blocchi opposti – 25 novembre 1944;
-Carta atlantica o politica d’intervento? A Roma e a Bruxelles la nuova democrazia europea è già in crisi. La pace e l’ordine del continente non possono essere assicurati che appoggiandosi alle forze popolari – 2 dicembre 1944;
-Panorama europeo. Da Bruxelles ad Atene la democrazia europea è in crisi. Il trattato franco-russo fattore primario e decisivo del futuro assetto continentale – 19 dicembre 1944;
-Cosa fanno i laburisti inglesi? La questione dell’epurazione al centro della situazione europea – 6 gennaio 1945;
-Noi e la Repubblica – 23 aprile 1945;
-Il ritorno dei prigionieri, I. Due aspetti di un solo problema. Un giornale nei campi di concentramento. I nostri internati in Germania* - 30 aprile 1945;
-Il ritorno dei prigionieri, II. Difesa dei reduci* - 7 maggio 1945;
-Difesa dei reduci, III. Assistenza immediata a chi ritorna. Reimpiego dei lavoratori nell’agricoltura* - 14 maggio 1945;
-Guerra e pace, I. Le grandi potenze davanti a nuovi compiti – 3 giugno 1945;
-Guerra e pace, II. Politica orientale e occidentale – 11 giugno 1945;
-Guerra e pace, III. Le speranze dei reazionari di tutto il mondo saranno deluse: la volontà dei popoli si è dimostrata più forte – 18 giugno 1945;
-Il Consiglio nazionale – 2 luglio 1945;
-Da Versaiiles a Potsdam. Culla e roccaforte degli Junker. Il simbolo di una nuova era. Politica dei punti cardinali. Chi lavora per una terza guerra – 16 luglio 1945;
-Insegnamenti delle elezioni inglesi. Il successo laburista e le esperienze della guerra – 30 luglio 1945;
-Stato vecchio e unità dei lavoratori – 5 agosto 1945;
-La pace e le libertà democratiche poggiano sull'unità delle grandi potenze – 6 agosto 1945;
-Tramonto di un mito. La guerra ha segnato la fine della secolare funzione politica dell’Europa. Il mondo nuovo e il cattolicesimo – 13 agosto 1945;
-E se Hitler fosse rimasto al potere? L’imperatore Hiro Hito emana ordini e proclami. La pace e l’avvenire dell’Europa sono legati a un reale ordinamento democratico di tutti i popoli. Significato positivo del Congresso socialista di Parigi – 20 agosto 1945;
-Dai Balcani alla Spagna – 27 agosto 1945;
-In attesa della Conferenza di Londra. L’Italia e la pace europea. Perché l’Italia sia in Europa un fattore di ordine, di collaborazione e di pace non la si può ridurre né a una nazione di contadini e pastori, né a base avanzata di qualsiasi capitalismo straniero – 3 settembre 1945;
-Vigilia della Conferenza di Londra. Il trattato dovrà porre le condizioni per uno sviluppo democratico in Italia. Senza pane e senza case avremo solo caos e lotte civili – 10 settembre 1945;
-In attesa delle decisioni di Londra. Nebbie sul Tamigi. La giustizia non dev’essere violata né in un senso né nell’altro: altrimenti la pace non sarebbe raggiunta, e il senso dell’ingiustizia subita farebe nascere e prosperare uno spirito di rivincita che è sempre origine di nuovi drammi e di nuovi conflitti – 17 settembre 1945;
-In margine alla Conferenza di Londra. L’Inghilterra al bivio – 1 ottobre 1945;
-Dopo la Conferenza di Londra, I. L’Europa e l’URSS. Pratico fallimento dell’offensiva diplomatica anglo-americana nei Balcani. Il “nulla di fatto” con cui si sono chiusi i lavori segna un arresto della collaborazione fra le grandi potenze, condizione della democrazia europea – 8 ottobre 1945,
-Dopo la Conferenza di Londra, II. L’URSS e l’Europa. Fine della tradizionale politica continentale inglese. Ancora un “vallo atlantico”? Gli zar e i soviet di fronte al Medio Oriente – 15 ottobre 1945;
-Democrazia mitica. La Francia in mano ai banchieri? – 29 ottobre 1945;
-L’equivoco di una “politica di centro”. I socialisti francesi – 26 novembre 1945;
-Panorama europeo. Le elezioni in Austria – 3 dicembre 1945.
*[Articolo firmato V. Vico. Da attribuire però a F. Sacconi, rappresentante del Partito della Sinistra Cristiana nell’Associazione combattenti e reduci].
II – SULLO “SPETTATORE ITALIANO”
[Dal 1951 al 1954 ai redattori di questo mensile, di interessi prevalentemente letterari, se ne aggiunsero altri, che si occuparono di argomenti politici. Questi ultimi non si firmavano, neanche con pseudonimi. Si trattava di Franco Rodano, Carlo Ungaro, Gabriele De Rosa, Filippo Sacconi e dello scrivente. Fra loro, De Rosa e Sacconi affrontarono in prevalenza argomenti di politica estera, ma sarebbe arduo distinguere quali articoli furono scritti dall’uno e quali dall’altro, anche perché il gruppo lavorava secondo criteri di collegialità. Elenchiamo quindi tali articoli in ordine cronologico, astenendoci dal tentare la distinzione].
-Politica asiatica e comunità atlantica – gennaio 1951;
-Per una politica estera italiana – febbraio 1951;
-La spesa del riarmo – id.;
-I limiti della politica di Nehru – id.;
-La politica della Santa Sede – marzo 1951;
-Le nazionalità europee – aprile 1951;
-Mac Arthur – maggio 1951;
-La svolta di Acheson – ottobre 1951;
-America e Vaticano – novembre 1951;
-Il Piano Marhall si chiude – gennaio 1952;
-L’idea di Europa – febbraio 1952;
-Non contro ma oltre Roosevelt – id.;
-Cose vecchie e nomi nuovi – marzo 1952;
-Le “due Europe” – id.;
-Ancora Stati Uniti e Vaticano – id.;
-“Il piede di casa” – aprile 1952;
-Inghilterra e continente – id.;
-L’ America e la paura della libertà – maggio 1952;
-Le convenzioni di Bonn – giugno 1952;
-Insegnamenti inglesi – id.;
-La sconfitta di Taft – luglio 1952;
-L’esperienza Pinay – agosto 1952;
-In margine al rapporto Draper – settembre 1952;
-“Retour de Moscou”- id.;
-Pinay e gli Stati Uniti – ottobre 1952;
-Il pronunciamento bevanista – id.;
-Preoccupazioni di Schuman – dicembre 1952;
-De Gaulle e le destre – gennaio 1953;
-Valutazione e prospettive della politica estera americana – febbraio 1953;
-Convertibilità della sterlina? – id.;
-Una malaugurosa ripresa – aprile 1953;
-Trieste come Suez – id.;
-Al di là dell’Indocina – maggio 1953;
-La disintegrazione economica europea – id.;
-L’iniziativa di Churchill – giugno 1953;
-Il tentativo di Mendés France – id.;
-L’insegnamento dei fatti di Berlino – luglio 1953;
-Equilibrio internazionale ed espansione economica – id.;
-Un nuovo nunzio a Parigi – id.;
-La paura della Germania – agosto 1953;
-L’armistizio in Corea – id.;
-Dopo le elezioni tedesche – settembre 1953;
-La crisi del Marocco – id.;
-Gli accordi tra Usa e Spagna – ottobre 1953;
-Una politica europea per Trieste – novembre 1953;
-La lezione del piano Monnet – id.;
-La strada di Churchill – id.;
-Una politica italiana per l’Europa – dicembre 1953;
-Dalle Bermude a Berlino – id.;
-La “parità atomica” – gennaio 1954;
-La Cina e Berlino – febbraio 1954;
-Parigi tra Marocco e Franco – id.;
-Gigantes autem erant… - id.;
-Anglo-sassoni e mondo arabo – marzo 1954;
-Una CED per una nuova maggioranza – aprile 1954;
-Schermaglie atomiche – id.;
-La nota sovietica del primo di aprile – id;
-Da Karachi a Caracas – id.;
-Il ricatto di Monaco – maggio 1954;
-Un grande disegno di conservazione politica – giugno 1954;
-La crisi francese – id.;
-Antiamericanismo – id.
III – SUL “DIBATTITO POLITICO”
[Nei fascicoli del 1955, F. Sacconi si firmava “Leonardo Castelli”. Le rubriche “Notizie dal mondo e dall’Italia” e, successivamente, “Notizie e commenti”, vennero curate certamente, in buona parte,
da lui.]
-L’Inghilterra con o senza Churchill – 9 aprile 1955;
-Vecchia guardia di Palazzo Chigi – 16 aprile 1955;
-Gli austriaci a Mosca – 23 aprile 1955;
-Cina e USA davanti a Nehru – 30 aprile 1955;
-Formosa nel disegno di Forster Dulles – 7 maggio 1995;
-L’Europa come Vienna? – 16 maggio 1955;
-La campana suona per Adenauer – 23 maggio 1955;
-Una vittoria di Pirro? – 30 maggio 1955;
-I moderati dell’M.R.P. contro il “giacobino” Mendés – 6 giugno 1955;
-L’alternativa sovietica – 13 giugno 1955;
-Politica internazionale. Una grande occasione – 20 giugno 1955;
-Politica estera. Una pesante eredità – 4 luglio 1955;
-Controterrorismo in Marocco. Le incertezze di Faure – 14 luglio 1955;
-La situazione marocchina. La questione dinastica e le riforme – 18 luglio 1955;
-Le due costanti – 25 luglio 1955;
-Alleanza italo-tedesca e garanzia sovietica – 1 agosto 1955;
-Ginevra e Nord Africa al Quai d’Orsay - 8 agosto 1955;
-Nell’illusione di Strasburgo l’uscita dalla provincia nazionalista – 29 agosto 1955;
-La crisi marocchina. Vigilia inquieta – 5 settembre 1955;
-La politica di Palazzo Chigi. Il tallone d’Achille del governo Segni – 12 settembre 1955;
-La politica internazionale. Nuove ammissioni all’ONU – 3 ottobre 1955;
-Al di là del “containement”. Plebiscito per Eisenhower – 10 ottobre 1955;
-La votazione di Palazzo Borbone. Rottura del blocco moderato – 17 ottobre 1955;
-Palazzo Chigi esce dall’immobilismo. Nenni a Mosca, Dulles a Roma – 31 ottobre 1955;
-Elezioni anticipate in Francia. Faure e Mendés France si preparano alla battaglia – 7 novembre 1955;
-La conferenza di Ginevra. Al traguardo dei primi cento giorni – 21 novembre 1955;
-Conclusa la conferenza a quattro. Il piano Eden naufraga a Ginevra – 28 novembre 1955;
-In Francia. Mendès contro se medesimo – 12 dicembre 1955;
-Palazzo Chigi. Diamo un senso alla fedeltà atlantica – 19 dicembre 1955;
-In Francia. L’ M..R.P. tra Scilla e Cariddi – 26 dicembre 1955;
-L’Italia all’ONU. Altri hanno lavorato per noi – 2 gennaio 1956;
-Roma – Belgrado. Con Tito la questione non era Trieste – 9 gennaio 1956;
-Francia. Mendès prigioniero della S..F.I.O. – 16 GENNAIO 1956;
-Surrogato della CED. Un’alleanza tra Roma, Bonn e Madrid? – 23 gennaio 1956;
-Europa e America. Eden a Washington – 30 gennaio 1956;
-Segni a Bonn. Sempre assente l’Europa – 6 febbraio 19956;
-Francia. Mollet al piccolo trotto – 13 febbraio 1956;
-Ritorno da Bonn. Nel segno della prudenza – 20 febbraio 1956;
-Medio Oriente. L’Europa divisa di fronte all’Islam – 27 febbraio 1956;
-La defezione di Dehler. Si profila l’ora della socialdemocrazia – 5 marzo 1956;
-Il viaggio in USA. Finalmente l’Italia sulla scena mondiale – 12 marzo 1956;
-USA e Europa. La NATO non può coprire i fatti di Algeria e di Cipro – 19 marzo 1956;
-Dulles in Asia. Dopo Gronchi, Nehru alla Casa Bianca – 26 marzo 1956;
-Krusciov sul Tamigi. Di scena i laburisti – 2 aprile 1956;
-URSS, USA ed Europa. In margine alle trattative sul disarmo – 9 aprile 1956;
-Nell’anniversario della NATO. Stassen risponde a Gromiko – 16 aprile 1956;
-Sinistre e medio ceto. Luci e ombre al Comitato centrale del PSI – 2 aprile 1956;
-La politica sovietica. Adesso Washington – 7 maggio 1956;
-USA-URSS. L’Europa cerca se stessa – 21 maggio 1956;
-Dov’è l’Italia? Churchill come Gronchi, Martino come Franco – 28 maggio 1956;
-Francia e Nord Africa. A quando il ritorno di Mendés? – 4 giugno 1956;
-Bulganin. La bussola del Presidente – 18 giugno 1956;
-Democrazie popolari. Per Dulles autonomia è arrendersi – 25 giugno 1956;
-L’europeismo è finito anche per Adenauer. Lo scoglio tedesco – 2 luglio 1956;
-Poznan. Quello che è in gioco – 9 luglio 1956;
-Tra Nehru e Adenauer. Il perché di due politiche – 16 luglio 1956;
[Da qui in poi il “Dibattito Politico” diventa quindicinale]
-Nehru ha vinto a Brioni – 1 agosto 1956;
-Suez. Nuovo scacco per il moderatismo – 1 settembre 1956;
-Su di un profilo del Presidente della Repubblica. Lo “scandalo” Gronchi – 16 settembre 1956;
-Iniziativa americana e politica di Nehru – 1 ottobre 1956;
-“Aree depresse” fuori da Keynes – 16 ottobre 1956;
-Sulle orme di Roosevelt – 1 novembre 1956;
-Gli USA scelgono Bandung – 16 novembre 1956;
-La questione delle contraddizioni. 1, Churchill e Stalin – 1 dicembre 1956;
-id. 2, Il containement e l’Italia – 16 dicembre 1956;
-id. 3, La politica di Togliatti – 1 gennaio 1957;
-id. 4, Il discrimine dell’UEO - 16 gennaio 1957;
-Le ragioni di Fanfani – 1 febbraio 1957;
-Le due facce del revisionismo – 16 febbraio 1957;
-La vendetta di Israele – 1 marzo 1957;
-Welcome to Ghana, Mr. Nixon! – 16 marzo 1957;
-Dalla Home Fleet ai missili – 1 aprile 1957;
-L’Europa tra Dulles e Zukov – 16 aprile 1957;
-Adenauer incontra Zukov – 1 maggio 1957;
-Integralista americano – 16 maggio 1957;
-L’Europa dei baroni – 1 giugno 1957;
-Vaticano senza Dulles – 16 giugno 1957;
-Krupp e Adenauer – 1 luglio 1957;
-L’ipotesi di Deutscher – 16 luglio 1957;
-L’utopia bevanista – 1 agosto 1957;
-Sincerità di Gaillard – 1 settembre 1957;
-Missile senza mistero – 16 settembre 1957;
-L’incontro Tito-Gomulka – 1 ottobre 1957;
-Bevan erede di Churchill? – 16 ottobre 1957;
-Bevan, laburismo e politica di potenza – 1 novembre 1957;
-Asse Washington-Bonn in crisi – 16 novembre 1957;
-Il Maghreb conta più dell’Europa dei “Sei” – 1 dicembre 1957;
-Due politiche pretendono alla successione di Dulles – 16 dicembre 1957;
-Successi al Cairo, crisi a Tel Aviv – 16 gennaio 1958;
-L’Eurafrica, battaglia di retroguardia – 1 marzo 1958;
-L’Europa comincia da Biserta – 16 marzo 1958;
-La particolare “posizione” del PCI e del PCF – 1 aprile 1958;
-L’equivoco del neutralismo – 16 aprile 1958;
-Tito mette in questione la grande svolta del XX (risposta a Leonardo Massimi) – 16 maggio 1958;
-Il I Cominform e il “satanico” Stalin – 1 giugno 1958;
-La “linea di Salerno” e le democrazie popolari – 16 giugno 1958;
-La parentesi jugoslava – 1-16 luglio 1958;
-A Bagdad colpo di grazia all’Europa di Versailles – 1-16 agosto 1958;
-La Quarta fu di Pinay, la Quinta sarà di Defferre? [F.to Leonardo Castelli] - 16 ottobre 1958;
-Francia. Conferme e smentite dal 23 novembre – 1 dicembre 1958;
-Sorpresa a Parigi: Pinay resta – 16 dicembre 1958;
-Due anni dopo Suez – 10 gennaio 1959;
-Dulles di fronte all’asse Bonn-Parigi – 10 febbraio 1959;
-Monocolore per l’operazione Sturzo – 25 febbraio 1959;
-Il “grande ammalato” preoccupa Segni – 10 marzo 1959;
-Camp David, un successo per Macmillan – 25 marzo 1959;
-Palazzo Chigi in difficoltà [f.to L. Castelli] – 10 aprile 1959:
-Il Silenzio del “Quotidiano” [f.to F.S.] – id.;
-Verso Ginevra [f.to L. Castelli] – 10 maggio 1959;
-Quindici anni dopo [f.to F.S.] – 1 giugno 1959;
-Krusciov a Tirana – [f.to L. Castelli] – id.;
-I cento giorni del Cancelliere [f.to F.S.] – 16 giugno 1959;
-Da Tirana a Riga [f.to Leonardo Castelli] – id.;
-Crescendo di iniziative sovietiche [f.to L.C.] – id.;
-Il dissidio franco-americano [f.to Leonardo Castelli] – 1-16 luglio 1959;
-A Ginevra: pantomima per i minori – 1-16 agosto 1959;
-Bohlen torna alla ribalta [f.to L.C.] – id.;
-I funambolismi di Adenauer – 1-16 settembre 1959;
-La nuova egemonia – 1-16 ottobre 1959;
-Uno schiaffo all’Europa dei Sei [f.to Leonardo Castelli] – id.;
-Pechino si allinea al “new look” di Mosca [f.to F.S.] – id.;
-I nuovi affossatori dell’Europa – 1 dicembre 1959;
-Iniziative e orientamenti di “Propaganda Fide” [f.to L. Castelli] – id.;
-L’odierno dramma della Chiesa [f.to F.S.] – id.;
IV – SULLA “RIVISTA TRIMESTRALE”
-Il problema tedesco e la crisi dello Stato nazionale – marzo 1962;
-La Francia e l’Europa dopo gli accordi di Evian – settembre 1962;
-Cuba: la lezione di una crisi – dicembre 1962;
-Fine della politica di potenza in Europa – marzo-giugno 1963;
-Sugli accordi di Mosca – settembre-dicembre 1963;
-L’ambiguità dell’incontro franco-cinese – marzo 1964;
-Note sull’imperialismo: I- Da Marx a Lenin – giugno 1964;
- id. : II- Kautsky e Stalin di fronte all’eredità leniniana – settembre-dicembre 1964;
- id. : III- La nazione nella grande crisi tra il ’14 e il ’45 – marzo-giugno 1965;
- id.: IV- La svolta della seconda guerra mondiale – settembre-dicembre 1965,
- id.: V- Ragioni e prospettive dell’ “alleanza di guerra” sovietico-americana – marzo-giugno 1966;
- [Collaborazione alle “Cronache di politica estera”] – settembre-dicembre 1966;
- [id.] – primavera 1967;
- [id.] –estate-autunno 1968;
- [id.] – novembre 1969;
- [Collaborazione alle “Note di politica interna ed estera] – giugno 1970;
- Le trattative fra le “due Germanie”: la verità di Brandt e quella du Ulbricht – id.;
V – SUI “QUADERNI DELLA RIVISTA TRIMESTRALE”
-La seconda guerra mondiale e i nodi di una egemonia internazionale nelle carte di Harry Hopkins, I- giugno 1973;
- id., II – inverno 1974-75;
-La scuola alla prova della democrazia – primavera 1975;
-Quella notte di Natale del ’44 – giugno-dicembre 1983.
VI – SUL “NUOVO SPETTATORE ITALIANO”
-Come Marcinkus difende la fede – ottobre 1984;
-Africa nera. La cortina di silenzio – novembre 1984;
-Contrasti in Vaticano – dicembre 1984;
-Ricordo di don Penazzi – id.
LIBRI
-Giorgio Bachelet, Filippo Sacconi: “La politica come servizio” [su Ugo Bartesaghi] – Editori Riuniti, Roma 1984.