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Introduzione...

Nell’ultimo viaggio semestrale (maggio 2007) di solidarietà e aiuti al popolo serbo, compiuto per conto dell’associazione “A,B,C, solidarietà e pace – ONLUS”, è venuto a dare una valida mano Pier Paolo, persona davvero amabile e disponibile ad ogni bisogna. Era la prima volta che veniva con noi, ed è rimasto colpito dalle condizioni in cui vive ancora quella gente. Durante l’itinerario di trasferimento in Bosnia, non ha voluto mancare di visitare il famoso ponte sulla Drina, di cui aveva letto in Ivo Andric. Ma lasciamo parlare lui stesso:

Pier Paolo Roselli
BALCANI TRA SERBIA E BOSNIA
(appunti di viaggio)

È il decimo giorno del nostro viaggio.
Dopo le prime tappe, che ci hanno visto attraversare tutta la Serbia dal nord al sud , da Backa Topola a Nis passando per Belgrado, Novi Sad e Kraguievac , ci apprestiamo ad entrare in Bosnia..
Dobbiamo arrivare a Pale attraversando Visegrad, passando di fianco al famoso ponte sulla Drina.
Si trattava di un momento che si collocava in un contesto diverso dai giorni precedenti, un contesto di viaggio e di conoscenza personale di un luogo che aveva, nel tempo, sempre rappresentato un immaginario personale molto vivo.
Si trattava di un momento di pausa dalle riflessioni che nei giorni precedenti avevano caratterizzato il viaggio.
Riflessioni che erano necessarie alla vista ed alla presa di coscienza della realtà della vita in Serbia.
Una realtà che se non la vivi di persona diventa difficile da raccontare, perchè è difficile immaginare di vedere ancora luoghi in cui le tracce dei bombardamenti sono ancora presenti nelle case e nelle fabbriche e soprattutto nel ricordo e nel risentimento delle persone nei confronti degli americani e degli aerei Nato (anche italiani ) che per circa tre mesi le avevano martoriate.
Una realtà dura, che però aveva connotati diversi a seconda dei luoghi in cui ci recavamo: nelle scuole, maggiori erano i segni di un ritorno alla normalità soprattutto nei bambini più piccoli e in quelle dotate di mezzi più “ricchi” come i P.C. e quant’altro, mentre nelle fabbriche (la “Zastava” e soprattutto quelle a Nis) i segni di degrado e di abbandono della produzione con conseguente decadimento delle condizioni di vita del mondo operaio erano evidentissimi.
Uno su tutti: l’episodio accaduto alla Elektronska Industria, dove durante la consegna delle quote una donna anziana ci spiegava la mancata presenza del nipote dovuta alla scelta di acquistare il biglietto per lui o il pane da mettere a tavola.
È superfluo affermare che aveva optato per la seconda scelta.
Con l’animo e la mente occupata a metabolizzare tutto ciò, la mattina di lunedì siamo partiti e certamente la vista del famoso ponte ha distolto la mente dai pensieri precedenti..

“ Il ponte sulla Drina” è da circa 30 anni presente nei miei ricordi di lettura.
Avevo letto il famoso romanzo di Ivo Andric su invito di un caro amico di Rossano Calabro: Maurizio.
A lui sono riconoscente perché iniziai da allora ad entusiasmarmi alla lettura dei romanzi e della narrativa e poi perché mi aprì alla conoscenza del mondo balcanico, prima a me assolutamente ignoto..
Le guerre per l’occupazione di un territorio, le invasioni turche, la fiera resistenza dei popoli investiti, la rivincita dei popoli slavi cominciarono ad occupare la mia fantasia.
Arrivato a Visegrad mi sono fermato, e sceso dall’auto son salito sul ponte a me notissimo.
Tutto intorno vi sono colline che fiancheggiano le rive del fiume e che donano al paesaggio un colore intenso molto vivo.
Ho cercato di immaginare allora le truppe turche che entravano da est nella cittadina , l’ansia delle persone che temevano l’occupazione e il terribile supplizio dell’impalatura che veniva eseguito nei confronti di chi si opponeva all’invasione, le grida e la sottomissione che ne seguì..
Sembra difficile ora pensare a tutto ciò, guardandosi intorno, e vedere che la vita pare scorrere in maniera normale (anche se solo pochi anni fa, questi luoghi hanno vissuto analoghe vicissitudini di guerra).
Sembra difficile immaginare, mentre seguo il corso del fiume, che le colline e le montagne bellissime che lo circondano siano state testimoni di efferati combattimenti.
Ora una cosa è certa, il verde dei boschi ed il celeste del cielo si combinano in modo magico tra loro, dando vita ad un melange di colore delle acque molto particolare.
Il giorno dopo apprenderò con piacere, dal direttore della scuola di Pale, che il ponte ha il nome di un serbo, il quale, catturato ancor bambino dai soldati dell’impero ottomano, fu fatto crescere e convertito all’Islam secondo i dettami della cultura turca, e si ritrovò guerriero a combattere nei suoi luoghi natii.
Finisce così, dopo l’ennesima consegna ai bambini delle borse di studio, una giornata caratterizzata da emozioni molto forti.

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