Premessa...
Al quartiere cosiddetto “africano”
di Roma esiste da ormai oltre 40 anni una scuola elementare molto particolare: il VII circolo Montessori di Via Santa Maria
Goretti, nato a metà anni Sessanta grazie allo strenuo impegno della sua prima leggendaria direttrice, Maria Clotilde Pini.
Questa scuola è stata il luogo di formazione di gran parte dell’attuale intellighenzia romana. Questa scuola è stata la
mia scuola, quella alla quale devo gran parte della mia formazione di base: la fede nei valori di democrazia e pace, la
lotta all’ingiustizia e alle disuguaglianze, il rispetto del diverso e dello straniero, la difesa dei principi
costituzionali e dei valori della Resistenza come fondanti del paese e della sua organizzazione politica. Tutti
valori che ormai sembrano essere caduti in disuso o che, rievocati, in qualcuno suscitano forse un amaro sorriso
in questa Italia ormai straziata dal sacco politico culturale economico di una classe dirigente assolutamente incapace
di arginare il declino di un sistema che ormai sta franando, per effetto di una antica miopia, di una mancanza di senso
per la “res publica”, di una viscerale corruzione e corruttibilità che ci porta diritti e in tempi neanche troppo lenti
all’autoannientamento.
Devo dunque a Vittorio Tranquilli l’invito a scrivere questa
premessa a introduzione di una canzone che ha rappresentato per me il primo avvicinamento emotivo vero al periodo
dell’antifascismo e della Resistenza e che Vittorio stesso non conosceva. Ma va ricordato purtroppo – e io e
Vittorio lo abbiamo sperimentato con il nostro impegno, in forme diverse, sul fronte delle recenti guerre
balcaniche – che “tutto il male del mondo” non è mai da una sola parte, come non lo è “tutto il bene”.
Esistono nelle guerre (e la Resistenza è stata una guerra) vaste zone grigie che spesso i media strumentalmente
tendono ad ignorare e realtà fatte di tante verità. La canzone “Oltre il ponte” di Italo Calvino e Sergio Liberovici
lancia tuttavia un messaggio di speranza e ci invita a portare avanti quella partecipazione, quella capacità di
mettersi in gioco per il bene collettivo, quel coraggio politico che si traduce in azione (militante quanto
legislativa e di impegno istituzionale e sociale) e che sceglie, in maniera netta e univoca, sapendo di non poter
accontentare tutti. Tutte cose oggi più difficili da farsi in mancanza di un’ideologia che faccia da collante e
motivazione, ma chissà se davanti all’elaborazione di una visione di come vogliamo che diventi questo paese,
semplicemente, non si riesca a riprendere le fila di un discorso ormai interrotto da troppo tempo. Infine dedico
questa canzone, oltre che a Vittorio, ai ragazzi e alla ragazze, alle donne e agli uomini, dell’Onda, vera forza e
speranza per il futuro.
Tiziana Boari