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Premessa...

Usando l’archivio di questo sito si possono leggere, nella sezione “Problemi del nostro tempo”, alcuni articoli di Mariangela Maraviglia su argomenti di attualità; nella sezione “Letture”, notizie su suoi scritti e libri riguardanti la figura di don Primo Mazzolari. E’ stato ora pubblicato, della stessa Autrice, un ulteriore libro dal titolo Don Primo Mazzolari. Con Dio e con il mondo (Ediz. Qiqajon, Comunità di Bose, 2010), in cui la vita e l’opera del parroco di Bozzolo sono illustrate con ampiezza nel loro percorso, soffermandosi su momenti di particolare importanza e su molteplici aspetti: spirituali, storici, ecclesiali. In appendice un’antologia di suoi scritti. Riportiamo qui la seguito la Premessa al libro.


“ANCORA PANE”
UNA NECESSARIA PREMESSA

Ricordo d’aver letto che il giorno dei funerali di don Primo Mazzolari, il grande parroco di Bozzolo, uno dei suoi parrocchiani che pure non era solito frequentare la chiesa, fece del suo parroco il più bell’elogio dicendo: “Bastava guardarlo e vederlo passare: per noi era pane”.(1)
La memoria commossa di don Luigi Bozzoli, uno dei non pochi preti del Novecento che da Mazzolari ha attinto linfa viva per il suo ministero presbiteriale, spiega con semplice poesia le ragioni di questo libro. Un testo che nasce dalla forte convinzione che la testimonianza e il magistero del prete cremonese possano ancora essere pane per la nostra fame spirituale di oggi; che la sua storia non sia consegnata, o meglio non lo sia esclusivamente, alla pur preziosa acribia della ricerca storiografica; che il suo ricordo non sia confinato nella nostalgia per le sacrestie un po’ polverose ma accoglienti delle campagne della prima metà del Novecento.
La vicenda e le parole di questo “parroco rurale” offrono nutrimento e ispirazione anche per la vita cristiana di un momento, come il presente, per tanti versi profondamente distante da quello in cui egli è vissuto. Non si tratta di forzarne esperienza e parole in nome di una pretesa “attualità” a tutto tondo, ma piuttosto di rileggerne il percorso nelle pieghe di un tempo che è passato, di intravedere dall’interno della sua storia riflessioni, acquisizioni, conquiste, ma insieme anche contraddizioni, limiti, sofferenze che lo rendono figura tuttora viva e palpitante.
La sua vicenda, inserita compiutamente nella parabola della chiesa del primo Novecento, permette, come poche altre di personaggi coevi, di leggerne in filigrana istanze, opzioni, tensioni che si agitarono in quella complessa e problematica stagione. Segnato dall’urgenza cristiana dell’impegno in prima persona, il parroco di Bozzolo condividerà – dagli anni del modernismo alle soglie del concilio Vaticano II – il difficile confronto della chiesa con l’incalzante modernità offrendo orientamenti e risposte originali, capaci spesso di cogliere e valorizzare le voci cristianamente più vitali della cultura teologica e spirituale del suo tempo. In un clima spesso contrassegnato da sospetto e da pressanti richiami disciplinari, Mazzolari si troverà non di rado in controtendenza rispetto alle scelte e alle proposte dominanti nella cultura ecclesiastica dei suoi anni, individuando percorsi che non cessano di offrire spunti di perdurante interesse, stimoli di costruttivo confronto, slanci di non tramontata vitalità.
La sua esperienza si dipana tra il pontificato di Pio X – entra in seminario nel 1902, un anno prima dell’avvento di papa Giuseppe Sarto – e quello appena iniziato di Giovanni XXIII (1958), che imprimerà alla chiesa una direzione decisamente diversa e inaugurerà, con l’indizione del concilio Vaticano II, uno stile e un atteggiamento profondamente mutati nel rapporto con il mondo. I primi decenni del Novecento sono ancora gli anni del conflitto della chiesa contro la modernità, del duro contrasto con una civiltà e una cultura considerate globalmente da respingere, perché esito di una catena di errori originati dalla ribellione protestante; domina nei pastori la sincera persuasione di ascendenza tridentina di costituire una societas perfecta, detentrice di una pienezza di dottrina e di verità non necessitante di aggiornamenti e revisioni; è ampiamente condiviso il convincimento che la Chiesa cattolica, sotto la guida del romano pontefice, sia l’unica realtà in grado di operare la salvezza individuale e sociale delle anime e delle società disponibili a obbedire al suo inscalfibile magistero religioso e morale.
Mazzolari si riconoscerà figlio fedele e amante di questa chiesa, non metterà mai in discussione la sua obbedienza ai dogmi e alle verità fondanti della fede cristiana, ma avvertirà l’urgenza di individuare, proprio per amore della comunità ecclesiale e del vangelo che essa è chiamata ad annunciare, strade nuove per l’incarnazione del cristianesimo nella storia.
Il suo vuol essere un contributo di fedeltà e di efficacia: che il volto di Cristo sia liberato dagli orpelli, dalle “aggiunte”, dalle “opacità” che lo oscurano e lo velano rendendolo inattingibile; che la parola del vangelo suoni ancora credibile ed eloquente per gli uomini del suo tempo. Un contributo che egli intenderà offrire con una sensibilità e uno stile nella chiesa poco diffusi, che fin dagli anni giovanili formulerà, con sentenza del francese Gorge Fonsegrive, come “Stare in piedi per meglio servire”(2). Sarà uno stile che gli guadagnerà distanze, censure, incomprensioni, ma anche la riconoscenza e l’affetto di generazioni di discepoli, uditori, lettori, che dalla sua parola saranno formati, alimentati, provocati.
Quanto finora scritto rende ragione delle numerose pubblicazioni continuamente dedicate a Mazzolari e anche del testo presente. In merito alla costruzione di quest’ultimo, nell’intento di diffondere una memoria che si ritiene ancora feconda presso una platea di lettori non specialisti, si è scelto deliberatamente di ridurre al minimo le note, limitandoci per lo più all’inevitabile indicazione delle fonti mazzolariane e rimandando a una bibliografia finale complessiva per gli studi dedicati al parroco di Bozzolo. L’intento perseguito è stato quello di offrire un contributo di vasta fruibilità, di dichiarata adesione ideale, senza tradire il necessario rigore storico. Come prova la corposa letteratura dedicata al prete lombardo, non sempre è facile coniugare i diversi elementi e la riuscita non è scontata. L’opportunità di far conoscere a un pubblico più ampio la figura di questo grande testimone del novecento valeva bene la scommessa.

N O T E

(1) L. Bozzoli, L’acqua che io vi darò. Commento alle letture festive. Anno B. Rito romano e ambrosiano, Edizioni Paoline, Milano 2005, p. 226.
(2) Cf. P. Mazzolari, Diario I (1905-1915), a cura di A. Bergamaschi, EDB, Bologna 1997, p. 657.

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