Premessa...
I due volumi di Marisa Rodano sotto il titolo comune Del mutare dei tempi (Ed. Memori, Roma 2008) hanno destato molto interesse e avuto numerose recensioni: su Noi donne, Europa, La Repubblica, L’Unità, il Manifesto e altrove.
Trascriviamo alcuni brani del secondo volume – L’ora dell’azione, la stagione del raccolto, 1948-1968 – nei quali l’Autrice parla con intelligenza politica e, ancor oggi, coinvolgimento emotivo, di un momento-chiave della sua vita e di quella del marito Franco. Si tratta della proposta di candidatura alla Camera dei deputati ricevuta, nel 1948, dalla dirigenza del Partito comunista italiano; delle motivazioni intuibili “a monte” di tale proposta; del significato che essa veniva ad avere per lei e per Franco («perché me e non lui?»); delle conseguenze a lungo termine che Franco doveva trarne circa i modi di prosecuzione del suo proprio lavoro politico.
N O T E
(1) Franco Rodano era stato colpito da interdetto personale, ad opera della Sacra Congregazione del Concilio, nel dicembre 1947, dopo la pubblicazione su “Rinascita” di due articoli (suggeriti da un sacerdote umbro, don Luigi Rughi) sui preti poveri. Negli articoli si proponeva di adottare, a livello diocesano, la perequazione dei beni ecclesiastici.
(2) Si veda Lezioni di storia ‘possibile’, Edizioni Marietti, Roma 1986.
Postilla
Nell’ultimo capitolo dello stesso secondo volume, l’Autrice spiega le ragioni per cui interrompe al 1968 "la ricostruzione degli eventi grandi e piccoli, pubblici e privati" che avevano contrassegnato fino ad allora la sua esistenza. "Un’epoca finiva – scrive -, un’altra ne cominciava" per il movimento operaio internazionale, per il PCI, per la politica italiana. E dichiara che, a questo punto, una fase della sua vita era definitivamente conclusa, anche per la non casuale coincidenza di quel passaggio di epoca con importanti mutamenti che la riguardavano personalmente: dalla Camera al Senato (una specie di pre-pensionamento, dice), dall’Unione Donne Italiane ad "altri terreni di interesse e di impegno".
Altri interessi, altri impegni, dunque, ma pur sempre nel quadro di una vita complessivamente dedicata alla “buona battaglia”.
Doveva iniziare – si legge nelle ultime righe del volume - "la lunga agonia della prima repubblica". Ma ecco che, ben lontana dalla rassegnazione, l’Autrice pone subito alcune domande: "Era inevitabile che la proporzionale e il regime parlamentare si arrovesciassero nella proliferazione dei partiti, nell’ingovernabilità, nella corruzione e nella crisi della democrazia? O ciò è avvenuto perché non si è riusciti a creare condizioni politiche sufficienti, non si è realizzato quello che Franco avrebbe chiamato “l’innervamento” della democrazia?" L’Autrice è giustamente convinta che a queste domande bisogna rispondere; e non, evidentemente, per intentare processi alla storia, ma per riprendere una battaglia politica degna del nome nelle mutate condizioni economico-sociali. Solo che per una tale risposta – afferma - "occorrerebbe un altro libro". Significa che non esclude di scriverne uno anche lei sull’argomento, magari proseguendo il tipo di lavoro svolto in questi primi due volumi? Ce lo auguriamo.