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Premessa...

La prima edizione di questo libro è del 1988 (Laterza). Ne sono state poi pubblicate numerose altre. Trascriviamo alcuni brani della prefazione dell’Autore all’edizione del 1988 e, a seguire, un brano della prefazione a quella del 2011. Sull’Autore, la copertina del libro reca le seguenti brevi notizie: «Mario Liverani, professore di Storia del Vicino Oriente all’Università di Roma La Sapienza, ha tenuto corsi in molte università americane ed europee. E’ accademico dei Lincei e collabora a scavi in Siria (Ebla), in Turchia (Arslantepe) e in Libia (Acacus). Oltre a numerosi articoli in riviste specializzate, è autore di “L’origine della città” (Roma 1986), “Akkad, the First World Empire” (Padova 1993) e “Myth and Politics in Ancient Eastern Historiography” (London 2004). Per i nostri tipi ha pubblicato: “Guerra e diplomazia nell’Antico Oriente. 1600-1100 a.C.” (1994); “Uruk, la prima città” (2007); “Oltre la Bibbia. Storia antica di Israele” (2009).


DALLA PREFAZIONE ALL’EDIZIONE DEL 1988:

«Per paradossale che sembri, non esiste a tutt’oggi (1988) una vera storia dell’antico Oriente, dotata da un lato di un sufficiente dettaglio espositivo, e dall’altro di un coerente filo conduttore di carattere metodologico. Esistono per un verso numerose e non sempre affidabili sintesi divulgative, intese piuttosto ad avvincere (e magari a stupire) il lettore che non a fornirgli una solida ricostruzione storica. Esistono per altro verso delle opere più analitiche, tradotte e note anche in Italia, come soprattutto la Cambridge Ancient History e anche la (Feltrinelli) Fischer Weltgeschichte. Queste opere però, frutto di collaborazione fra più autori, sembrano nascere dal’ingenua illusione che per ricostruire la storia sia sufficiente mettere in opera uno dopo l’altro i “materiali” documentari: onde il privilegiamento (vistoso nella stessa scelta di una pluralità di autori) della competenza filologica settoriale sull’impostazione storica complessiva. Inoltre queste opere risalgono ai primi anni ’60. Negli ultimi venti anni la conoscenza storica si è radicalmente arricchita e modificata per i nuovi apporti di materiali archeologici e testuali, per l’ampliarsi degli orizzonti a zone già ritenute “periferiche” e secondarie, ed anche per il penetrare nel settore orientalistico di interessi e metodi storiografici più allargati e più avanzati.

L’incremento della base documentaria non ha l’eguale negli altri settori della storia antica. Mentre una sintesi di storia greca o romana scritta verso il 1960 può ancora oggi “reggere” nelle sue grandi linee e in gran parte dei dettagli, per l’antico Oriente è invece necessario procedere a radicali revisioni con cadenza almeno generazionale. Interi capitoli della storia del Vicino Oriente pre-classico non erano neppure immaginabili vent’anni fa: il caso di Ebla è il più noto al grande pubblico, ma non è l’unico. Lo stesso vale dal punto di vista degli orizzonti storiografici: meno legata della storia “classica” a tradizioni storiografiche autorevoli e complesse, la storiografia sull’antico Oriente è stata negli ultimi due decenni penetrata da un susseguirsi di proposte e di interessi storiografici molteplici, che se da un lato ne mettono in luce il livello ancora di improvvisazione entusiastica, dall’altra hanno però avuto il merito di conferirgli i caratteri e di un avanzato “laboratorio”. Lo stesso collocarsi nella storia orientale antica alla frontiera tra archeologia (in particolare protostorica) e storia testuale, e l’uso coordinato di fonti di natura diversa, producono effetti liberatori che altrove sono assai più tenacemente contrastati – quando non respinti – dal peso della tradizione umanistica e idealistica.

Scrivere oggi una storia sull’antico Oriente è perciò al tempo stesso un’operazione ovvia e necessaria, ma anche un’operazione rischiosa al limite della presunzione. Per coltivare questa ambizione cercando di minimizzarne i rischi, mi sono venuto attrezzando, nel corso di ormai 25 anni di ricerca e di insegnamento, sui vari fronti dell’archeologia militante, della filologia, della metodologia storica; ho cercato di spaziare (a livello delle mie ricerche originali) su tutti i periodi dalle fasi protostoriche ai tardi imperi, e mi sono impegnato nei diversi settori delle ideologie e del modo di produzione, delle strutture sociali e dei sistemi di scambio, della tecnologia e della demografia – col risultato di conseguire competenze certamente criticabili dai singoli punti di vista settoriali, ma che complessivamente mettono in grado di procedere ad un’operazione che per la sua stessa natura non può che essere di coordinamento e di valutazione sintetica» [p. VII-VIII).

DALLA PREFAZIONE ALL’EDIZIONE DEL 2011

«Dopo oltre vent’anni dalla prima edizione, e dopo numerose riedizioni nelle quali erano state introdotte solo marginali correzioni, è giunto il tempo di fornire al lettore un’edizione sistematicamente aggiornata. Me ne danno spunto non solo la nuova edizione italiana, ma anche le edizioni inglese e tedesca, che conferiranno al volume una diffusione internazionale più ampia. Debbo dire che queste traduzioni (che si aggiungono a quella spagnola del 1995), proprio nella loro tardività testimoniano che l’opera ha assunto e conservato nel tempo il carattere di un punto di riferimento unico e apprezzato in campo internazionale, sia per la sua impostazione e metodologia, sia per la sua stessa dimensione, che non ha riscontri in questo campo tra le opere di un solo autore» (p. X).

[Questa edizione del 2011 consta di complessive 899 pagine. Prezzo di copertina euro 35]


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