Il testo dell’intervista fu trasmesso integralmente da “Radio Libertação” in trasmissione quotidiana durante una settimana. Fu trasmesso pure da “Radio Conakry”, da “Radio Nationalle” di Dakar, da “Radio Nationalle” di Mauritania; dopo il 25 aprile 1974 [“Rivoluzione dei garofani” a Lisbona – n.d.c.] alcune parti furono trasmesse pure dalla Televisione portoghese. La decisione di trasmettere l’intervista integralmente non fu, per i responsabili del PAIGC a Conakry, totalmente pacifica, perché alcuni la trovavano troppo “religiosa”. L’attuale vescovo di Bissau, mons. Camnate, che per quattro anni era stato mio alunno nell’Internato della Missione di Bafatà, eretto a Seminario nel 1969, registrò in cassetta questa mia intervista e la passò ai missionari italiani, che la fecero sentire anche al Prefetto Apostolico di Guinea, mons. Amândio Neto.
Mi viene ora in mente l’accusa che, un anno e mezzo dopo questa intervista, io e altri otto miei confratelli del PIME avemmo dalla allora Direzione Generale dello stesso Istituto e da qualche altro confratello più giovane e cioè che saremmo stati “missionari che hanno vergogna a parlare di Cristo e pretendono interpretare il Vangelo come messaggio politico-sociale” […]. Quel tempo, subito dopo l’indipendenza, fu decisivo per la Guinea Bissau, per la Chiesa di Guinea e per noi. Purtroppo furono quelli gli anni in cui Guinea e Chiesa presero il cammino che noi non volevamo e per evitarlo lottammo; furono pure gli anni nei quali ciascuno di noi modificò il suo cammino.