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Premessa...

Qualche tempo fa abbiamo pubblicato anche sul nostro sito una lettera aperta a Raffaele Bonanni, nella quale un gruppo di insegnanti di scuole secondarie di Pistoia, iscritti alla CISL, criticava vibratamente la linea da essa seguita nei confronti delle politiche economiche governative in genere, e in particolare nei confronti della scuola pubblica. «Per alcuni di noi – era dichiarato nella premessa alla lettera – si tratta di un primo passo che può preludere all’abbandono della tessera sindacale». Ed ecco che pochi giorni fa una parte dei firmatari di questa lettera ne scrive un’altra, per notificare l’abbandono definitivo della CISL, considerato il suo persistere in una sostanziale, inaccettabile collaborazione con «un governo come quello attuale, che ha stravolto la necessità di azioni e provvedimenti per il paese in decisioni autoreferenziali a tutela di pochi, quando non di uno solo». Qui di seguito il testo della seconda lettera, preceduto – per comodità dei lettori, da quello della prima, ripreso dal nostro archivio.


EGREGIO SIGNOR BONANNI,

noi firmatari di questa lettera abbiamo aderito alla CISL non solo per legittime motivazioni di difesa sindacale, ma anche riferendoci a un patrimonio ideale che non sembra assolutamente aver esaurito il proprio valore e la propria potenzialità nell’attuale momento storico.

Alcuni di noi hanno studiato la storia del movimento sindacale e del movimento cattolico, e specificamente personalità fondative come quella di Achille Grandi, facendo tesoro delle prospettive di riformismo alto che animavano tali figure, protese, contro l’affermarsi di un «capitalismo sfrenato», all’avvento «di un regime schiettamente democratico e rinnovatore nel campo sociale e politico» (lettera di Grandi ad Amleto Barni, 31 agosto 1945).

Animati da tali prospettive e insieme vigili nelle mutate condizioni storiche, guardiamo con estrema apprensione ai molteplici pericoli che incombono nella società italiana nell’attuale momento politico, emergenze che hanno fatto parlare anche un giornale non certo tacciabile di estremismo come “Famiglia cristiana” di «gestione oligarchica del potere» e di populismo in atto con rischi non peregrini di derive autoritarie.

Siamo di fronte a un governo che, invece di aprirsi al confronto per affrontare insieme una situazione economica di straordinaria drammaticità, tenta di depotenziare in ogni modo le sedi della democrazia partecipativa - in primo luogo il parlamento - e il dialogo tra le parti sociali; che involgarisce e depaupera il dibattito sociale e politico, negando i valori di solidarietà e corresponsabilità da sempre cari all’identità CISL; che privilegia quotidianamente lo scontro con varie categorie di lavoratori; che persegue volutamente e platealmente la divisione del sindacato.

È nostra convinzione che oggi più che mai si debba contribuire al consolidamento dell’unità sindacale

  • per la difesa dei lavoratori, anche di fronte al gravissimo problema della sicurezza sul posto di lavoro e degli ammortizzatori sociali in una società sempre più individualistica e sorda alle istanze di equità e solidarietà
  • per la difesa della scuola pubblica contro gli attacchi indiscriminati, dettati da logiche di puro risparmio economico, senza alcun reale ed efficace progetto di riforma didattica ed educativa.

Dispiace vedere che, anche nel nostro sindacato, atteggiamenti certamente estranei alla tradizione originaria vadano diffondendosi e trovino appoggio nella acritica tendenza ad omologarsi e a soggiacere al pensiero unico che vede profitto e mercato come motori esclusivi delle dinamiche sociali.

Riconoscere il proprio patrimonio ideale nella azione di questo sindacato risulta sempre più arduo e difficile.

Segue elenco dei firmatari in ordine di adesione:

Mariangela Maraviglia, docente scuola secondaria, autrice di Achille Grandi tra lotte operaie e testimonianza cristiana, Morcelliana, Brescia 1994, componente del Consiglio Generale Cisl Scuola Pistoia
Paola Bellandi, docente scuola secondaria, autrice di Alle origini del movimento cattolico (Pistoia 1892-1904), Cinque lune, Roma 1976
Patrizia Menichi, docente scuola secondaria
Stefano Bindi, docente scuola secondaria
Andrea Lippi, docente scuola secondaria, componente del Consiglio Generale Cisl Scuola Pistoia
Romilda Saetta, docente scuola secondaria
Martino Visco, assistente amministrativo, componente del Consiglio Generale Cisl Scuola Pistoia
Anna Buonomini, docente scuola secondaria
Stefania Berti, docente scuola secondaria
Serena Incerpi, docente scuola secondaria
Stefano Bocci, docente scuola secondaria
Tiziano Pierucci, docente scuola secondaria
Anna Maria Capecchi, collaboratrice scolastica, rappresentante RSU Cisl Scuola
Giordano Toni, docente scuola secondaria, componente del Consiglio Generale Cisl Scuola Pistoia
Ilaria Calabrese, docente scuola secondaria
Catia Fagioli, docente scuola secondaria, componente del Consiglio Generale Cisl Scuola Pistoia
Fabrizio Feraci, docente scuola secondaria, componente del Consiglio Generale Cisl Scuola Pistoia

LASCIARE LA CISL, A MALINCUORE, PER L’UNITA’ SINDACALE

E’ una lettera, questa, che non avremmo mai voluto scrivere e che abbiamo rimandato infatti di molto.
A lungo abbiamo sperato, auspicato, sollecitato in favore di una ritrovata unità sindacale che permettesse di recuperare – lo diciamo con recenti parole di quel grande padre del sindacato CISL che è stato Pierre Carniti – “non dico l’unità organica, ma almeno le ragioni di una unità d’azione sui grandi problemi, dai redditi alla disoccupazione”.
Questa ci sembrava il cammino da percorrere per fronteggiare una situazione estremamente complessa sotto gli occhi di tutti: una trasformazione del mercato mondiale che mette radicalmente in crisi il potere negoziale dei sindacati; nuovi assetti economici che colpiscono duramente i lavoratori di tutto il mondo; una anomalia politica ormai ventennale che caratterizza il nostro paese; una scelta miope di tagli indiscriminati che penalizza la scuola pubblica come mai prima d’ora nella storia della Repubblica.
Si è scelta da parte della CISL una strada diversa, la strada delle “dieci, cento, mille Pomigliano” che marca distanze abissali tra le differenti confederazioni; si è percorsa la strada della contrattazione sempre e comunque, anche in presenza di un governo come quello attuale che ha stravolto la necessità di azioni e provvedimenti per il paese in decisioni autoreferenziali a tutela di pochi quando non di uno solo.
E’ una strada che ha un alto costo non solo sociale ed economico ma anche antropologico ed etico, che implica una lontananza dai bisogni reali delle persone, l’aver assorbito una concezione della politica da farsi “sopra la testa” dei propri iscritti, in accordi tenuti volutamente separati e oscuri alla massa degli stessi aderenti al sindacato, cioè a coloro dai quali deriva la ragione e il mandato di rappresentanza.
E’ una strada che porta alla costruzione di una “casta” di privilegiati, come si usa dire con espressione inflazionata ma, ahimè, efficace. Non più la tradizionale ma significativa “politica come servizio”, ma un “servirsi della politica” per le proprie piccole carriere: dispiace accorgersi che, accanto a splendidi e fedeli esempi di volontariato, negli ultimi anni sempre più spesso questa sia stata una strada percorsa anche all’interno della CISL locale.
Quel po’ di ideali cristiani e sociali che ancora conserviamo dalla nostra giovinezza e che ci hanno fatto accedere alla CISL ora ci spingono a lasciarla, soprattutto per dire “così non va, non ci sembra questa la strada da percorrere”.
Le battaglie si fanno dal di dentro, ci siamo sentiti ripetere nel corso degli ultimi anni in relazione alle concertazioni sempre più impotenti nei confronti dell’attuale compagine governativa.
Concordiamo finché l’interlocutore è disposto ad ascoltare la nostra voce, ma quando questa continua a rimanere inascoltata fino alla implicita irrisione di istanze e richiami autorevolissimi – ci riferiamo per esempio ai recenti moniti sulla emergenza scolastica levatisi dal capo dello stato e da altissime figure religiose e culturali – sembra più dignitosa una protesta condivisa magari capace di recuperare la via interrotta dell’unità. Almeno, come ricorda Carniti, sui grandi temi e problemi del paese. Come l’educazione e la scuola.

Paola Bellandi
Stefano Bindi
Anna Capecchi
Mariangela Maraviglia
Patrizia Menichi
Romilda Saetta

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