Premessa...
Qui di seguito alcune nostre considerazioni sui contributi di due studenti universitari di Vercelli, riguardanti la morale kantiana e pubblicati su questo sito web nel supplemento di ottobre u.s.
Premessa...
Qui di seguito alcune nostre considerazioni sui contributi di due studenti universitari di Vercelli, riguardanti la morale kantiana e pubblicati su questo sito web nel supplemento di ottobre u.s.
ANCORA SULLA MORALE KANTIANA
La critica, anzi, le critiche alla morale kantiana mosse da Massimiliano Zaino, oltre a toccare punti su cui è sempre opportuno ed utile riflettere approfonditamente, hanno l’indubbio merito di essere un invito a rileggere gli scritti del filosofo di Koenisberg. Quello che invece ci ha quasi spaventati nel leggere lo scritto del giovane studioso è la quantità dei problemi toccati la cui importanza, sia sul piano speculativo, sia sul piano della pratica, avrebbe forse richiesto una trattazione più articolata. Con questo non intendiamo replicare agli appunti mossi, non tanto perché li giudichiamo in qualche modo inopportuni o poco pertinenti ma, al contrario, perché non saremmo in grado di farlo in maniera adeguata. Dobbiamo tuttavia rilevare una sorta di scostamento, se non logico, almeno tematico, tra il complesso del discorso di Zaino e la sua conclusione. Discorso che, va rimarcato, spazia dal problematico rapporto tra moralità e legalità alla contraddittorietà intrinseca (a giudizio dell’autore) del concetto di noumeno, per concludere con la “precisazione” che “non è a Kant o a qualche altro filosofo che si deve attribuire l’ascesa del mondo borghese e capitalistico”. Non abbiamo mai pensato che il capitalismo sia stato partorito da speculazioni filosofiche –e francamente non sappiamo chi lo abbia fatto. Semmai, da Hegel in poi si è più propensi a credere che sia piuttosto la speculazione filosofica ad avere la sua genesi nei processi storici reali (è la “nottola di Minerva” di cui parlava Hegel). Al di là di questa osservazione, ci chiediamo comunque se sia metodologicamente corretto far discendere in maniera diretta delle considerazioni sull’affermazione storica della borghesia capitalista da tematiche puramente teoretiche quali sono quelle con cui Zaino si cimenta nella parte più corposa del suo scritto. Allo stesso modo ci chiediamo anche perché mai il capitalismo avrebbe dovuto trovare in Kant il suo genitore o progenitore (come se nello stesso secolo non fossero vissuti anche Smith e Ricardo, che comunque neppure loro si proposero di dare vita a processi economici, ma solo di studiarne i meccanismi). Più pertinente sarebbe semmai stato chiedersi se e fino a che punto la morale kantiana, e più in generale, il soggettivismo sia conforme o legittimi la morale sui cui si fonda il mondo borghese (la cui ascesa ed affermazione –sia detto per inciso- è descritta dallo Zaino in termini alquanto semplicistici e con qualche inesattezza). Senza dubbio notevole e ricco di spunti questo cimento con un gigante come Kant, ma l’impressione generale che se ne ricava è che al gigante si sia voluto imputare di non aver detto quello che si sarebbe voluto che dicesse.
La stessa impressione si ha leggendo la conclusione della replica, altrettanto interessante, di Francesco Ravelli: anche qui, nella denuncia della separatezza tra idea e realtà, se, come par di capire, per “realtà” è da intendersi la pratica politica, ci sembra si voglia imputare a Kant di non essere stato Marx; il che è senz’altro vero, ma non ci dice molto di più di quello che già sapevamo.
KM