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Premessa...

Dalle “news” della ONLUS “A,B,C, solidarietà e pace” – che svolge attività di “cooperazione allo sviluppo”, tra l’altro, in Guinea Bissau (Africa occidentale), nei villaggi circostanti la cittadina di Mansoa – riportiamo un colorito resoconto redatto da Franco Della Marra, membro del comitato direttivo di tale associazione, di ritorno dal suo ultimo viaggio periodico finalizzato a collaborare con la locale associazione gemella “A,B,C, solidariedade e paz – Guiné Bissau”.
Franco è andato via poco prima che cominciasse la stagione delle piogge monsoniche; quindi, a quanto egli riferisce, nell’ultima parte del suo resoconto, sulla situazione politica in quel piccolo, poverissimo e rissoso Paese africano, va aggiunto che elezioni presidenziali si sono effettivamente svolte il 28 giugno 2009; si è andati poi, il 26 luglio, al ballottaggio, vinto da Malan Bacai Sanha, esponente del PAIGC (Partito Africano per l’Indipendenza di Guinea Bissau e Capo Verde).
Per altre notizie sull’associazione e per un quadro dettagliato delle sue finalità e dei suoi interventi, andare sul sito www.abconlus.it


“COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO” IN GUINEA BISSAU

Lo senti quasi arrivare il colera! E’ nell’aria quando l’acqua scarseggia. In questo periodo, siamo a maggio, in Guinea Bissau quasi tutti i pozzi sono secchi, quelli di ABC non ancora. A Mansoa, dopo qualche giorno che ci aveva fatto ben sperare con un filo d’acqua dal rubinetto del gabinetto, quello a 30 centimetri dal pavimento, l’unico dove arriva per inerzia, stiamo tutti a secco. Ti rendi conto dell’importanza dell’acqua quando manca, quando con un piccolo bricco devi riuscire a lavare le poche stoviglie che usi, o farti la barba con un paio di bicchieri di acqua minerale. Poca o niente acqua vuol dire meno pulizia, scarse possibilità di lavare e cuocere il cibo… Vuol dire, quasi sicuramente, che un po’ di gente morirà disidratata dalla diarrea. Infatti, con le piogge stagionali la sporcizia si diluirà infiltrandosi dovunque e veicolando l’endemica malattia. E’ così! Basta avere pazienza e il colera arriverà, come tutti gli anni! 

A proposito d’acqua: oltre che nelle tabanche [villaggi] anche a Mansoa cercano tutti ABC. I nostri pozzi stanno diventando preziosissimi. Li vogliono perché costano poco e garantiscono l’acqua alle comunità dei diversi bairros [gruppi di case] e tutti sanno che il prezzo é basso perché gli amici dell’associazione ne finanziano la costruzione. A Mansoa, finora, ne avevamo fatti tre, quest’anno se ne aggiungeranno altri tre che insieme agli altri undici che stiamo costruendo porteranno il consuntivo a 54. L'escavazione dei pozzi è l'unica risposta possibile alle difficoltà di approvvigionamento idrico e i pozzi in muratura che scaviamo, e che sostituiscano quelli tradizionali, garantiscono un'acqua pulita e "abbondante".  

Intanto Mansoa, la “nostra” piccola cittadina, è sempre più triste: niente acqua, niente luce (noi ci salviamo soltanto grazie all'attenzione verso il sociale di Radio Sol Mansi che è l’unica ad avere dell’energia da un grosso generatore, e che ce la vende ad un prezzo equo e solidale). Noi, comunque, quando se ne va il sole non andiamo “in giro” perché non vogliamo finire in qualche buca o calpestare qualche serpente. Oltretutto, se ti azzardi, “os mosquitos” ti mangiano! Allora ce ne stiamo quietamente rintanati nel nostro hangar da 40 gradi all’ombra… della luna! 

Il lavoro da fare è tanto e si va avanti anche in ore impossibili. Lungo la strada per il villaggio di Infandre, alle 15, ci siamo noi e un paio di ragazzini. Fa tanto caldo che non riesci neanche a sudare, perché la pelle evapora subito tutti i liquidi che hai in corpo, al punto che puoi stare anche ventiquattr’ore senza andare al bagno! Lungo la strada, tutta buche, ti guardi intorno e scorgi il fumo di numerosi incendi. Qui non esistono l’autocombustione e nemmeno le cicche buttate dalle automobili di passaggio. Il fuoco è volontario. Si dá fuoco alla foresta per due soli motivi: per fare carbone o per allargare la piantagione di cajú. Tra pochi anni - diciamo ai nostri amici guineani, scherzando ma non troppo - se non prenderanno provvedimenti arriverà il deserto. Nel piccolo, “ci siamo noi”! No, non siamo i pompieri… vogliamo semplicemente dare il nostro contributo al rimboschimento di queste parti. Non possiamo certo impedire a questa gente di bruciare gli alberi per fare il carbone, che è l’unica fonte di energia esistente, possiamo però aiutarla ripiantandone qualcuno. 

Alla fine, dopo aver percorso gli undici chilometri di buche in 40 minuti, arriviamo nel nuovo orto “sperimentale” di Infandre. Ci stiamo lavorando da un mesetto: una parte del terreno, circa 6.200 metri quadrati, è arata, la recinzione completata, abbiamo montato, sciogliendoci letteralmente al sole, due serre, che presto diventeranno quattro e stiamo preparando le piantine per gli orti nel “viveiro” organizzato al lato dell’hangar a Mansoa. Speriamo che questa fatica dia risultati! La nostra ambizione? Produrre pomodori e insalata durante la stagione delle piogge, garantire dei buoni guadagni alle donne, creare un’associazione che sia la premessa di una cooperativa, impostare un’orticoltura moderna con produzione durante tutto l’anno. Il caldo terribile ci sta dando alla testa? Forse. È per questo che appena arrivati a Infandre ci viene voglia di infilarla in un secchio d’acqua e così caliamo un “balde”, come lo chiamano loro, con una piccola pietra legata da una parte per sbilanciarlo e consentire che “peschi” l’acqua. Sono 21 metri… Il secchio si riempie. Cominciamo a tirare la corda. Pensiamo: si sarà impigliato! Tiriamo… pesa un accidente! Rinunceremmo volentieri a questa fatica, ma ormai non lo si può svuotare. Continuiamo a competere con la forza di gravità che decuplica il peso del secchio e alla fine emerge dalla bocca del pozzo. Abbiamo braccia e schiena spezzate. Ma come faranno le donne a tirarne su centinaia al giorno? Mentre infili, fin che puoi, la testa nel secchio, ti penti pure delle considerazioni fatte sull’opportunità di subordinare l’aiuto di un’elettropompa (che risparmierebbe loro la faticaccia di attingere l’acqua), alla loro disponibilità a collaborare alla produzione del nuovo orto “sperimentale”, che dovrebbe essere un esempio di come lavorare meglio da queste parti! Ma, mentalmente, rispolveri il vecchio slogan “del cuore di pietra”, inventato da un vecchio amico missionario, Maurizio. Sí, se non vuoi morire di pietà, devi avere un cuore di pietra, anche perché i più deboli, a volte, sono necessariamente crudelissimi e ti mollano certe fregature! E tu, per recuperare convinzione ed energie, devi rielaborare il lutto, devi cioè macerare stomaco, fegato e qualche altra cosa, prendere atto della delusione subita e ricominciare cercando di ricordarti dove eri arrivato nel tentativo di seguire, sempre e comunque, il “filo” logico del lavoro. 

E’ difficile essere lievi quando si parla della realtà di questo Paese che sempre più si dibatte nelle difficoltà e dove pochi sono ricchi, spesso con il traffico di droga, mentre tutti gli altri sono poveri, anche quelli che sembrano esserlo di meno perché portano la giacca e la cravatta. Te ne accorgi quando ti serve qualcosa e chi dovrebbe accontentarti, perché é il suo lavoro, comincia invece a rinviare le cose: un atto notarile, un accordo, una visita medica, un intervento chirurgico. Da quelle parti il rinvio significa una sola cosa: corruzione. Se dai una “mancia” la pratica si chiude, la visita si fa, l’accordo si firma e riesci anche ad entrare in “intimità carnale” con il chirurgo. Badate, non è proprio tutto così, ma questa non è una generalizzazione ingiusta, piuttosto la foto di una situazione sperimentata e, comunque, giustificabile. Si, giustificabile: provate a chiudere gli occhi, ad immaginarvi poveri e disperati, con poco e niente da mangiare, magari con qualche figlio, nel caldo, sudati in mezzo alla polvere, accerchiati dalla sporcizia, rassegnati e senza la forza di arrabbiarvi. Vi sottrarreste alla possibilità di essere corrotti o di rubacchiare? 

Ma allora le cose non cambieranno mai? La corruzione esiste e probabilmente esisterà sempre, come in Italia e in tutto il mondo, ma si può tentare di ridimensionarla e controllarla con la politica e anche con l’aiuto dei cosiddetti “Paesi sviluppati”, che qui rappresentano un’insostituibile fonte di entrate. Tra i Paesi che “aiutano” ci sono i cinesi, presenti in forze in Guinea Bissau. Sono stati loro a costruite per i reduci dalle guerre guineane quattro palazzine di quattro piani, pronte da cinque anni, dove non va ad abitare nessuno! Perché? Semplicemente perché qui sono abituati ad abitare al piano terra, ad accendere la "fogueira" e ad avere in mezzo ai piedi galline, capre e altri animali domestici. Come fare tutto ciò abitando al quarto piano? La cooperazione internazionale non ha pensato a questi aspetti apparentemente insignificanti. Capita spesso! Ma, per quello che si percepisce, i nostri amici cinesi danno con la destra e riprendono con la sinistra. Ad esempio, fanno grandi investimenti per aiutare a costruire il palazzo del Governo (dove risiederanno anche tutti i ministeri), ma si portano la mano d’opera dalla Cina e trasformano la capitale in un grande emporio di loro “prodotti”. E così la maggior parte delle cose che ti servono e che puoi comprare, anche al mercato di Bandim, una grande “corte dei miracoli” di Bissau, sono “made in China”: dai trapani a mano (che si rompono dopo il primo buco) alle punte per trapano che fanno la stessa fine dopo il primo foro; dal latte in polvere rifiutato altrove alle scale in finto alluminio tamburato vietate agli over 75 kg. Ma anche gli altri non scherzano… Sono pochi i Paesi che danno soldi senza pretendere contropartite di altra natura: i Paesi nordici e, forse, il Canada. Siamo cattivi? Vorremmo esserlo fino in fondo, ma ci moderiamo perché stiamo per parlare di politica e… non si sa mai! L'elezione del nuovo Presidente della Repubblica ci saranno il prossimo 28 giugno e solo allora si conoscerà il sostituto del defunto Presidente “Nino Vieira” che, pace all’anima sua (è stato ammazzato nei primi giorni di marzo dopo avere fatto uccidere il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito), sarà forse rimpianto dai 19 figli, dalle due mogli e dalle innumerevoli amanti, come capita ai più “buoni” secondo la logica perversa della sindrome di Stoccolma. Mentre eravamo in Guinea Bissau hanno ammazzato anche Baciro Dabó, uno dei candidati alle presidenziali, e Helder Proença, ex ministro della Difesa perché, sembra, stava organizzando un colpo di stato. I due morti erano entrambi vicini all’ex presidente assassinato e, per farci un’idea, abbiamo parlato con la gente cercando delle risposte. Alcuni sostengono trattarsi di un regolamento di conti con i trafficanti di droga, altri chiamano questi omicidi “un’operazione di pulizia” degli “squadroni della morte” che arrivano dove non arriva la legge, altri pensano sia la vendetta per l’assassinio del comandante della forze armate Tagmé na Wai e ancora: delitti finalizzati a rinviare le elezioni e così via. Ci sono soltanto tre cose certe: aumentano i morti ammazzati, aumenta il potere dei trafficanti di droga (che scorrazzano per Bissau su enormi Bmw e Audi), sarà il popolo della Guinea Bissau a rimetterci più di tutti. Ma, prima o poi, ne avrà abbastanza! 

Ultima cosa: non possiamo non dire che l’anno scolastico 2008-2009 è stato un anno "particolare" per tutti, soprattutto per insegnanti e alunni delle scuole statali che, di fatto, non hanno funzionato: niente salario agli insegnanti e, quindi, niente lezioni. Il Parlamento, dopo un dibattito neanche tiepido, quasi freddo, ha deciso di promuovere tutti. Le scuole autogestite, invece, hanno funzionato.

 

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