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Introduzione...

Dedicato ai giovani della Sezione DS di Colli Aniene

GIOVANI IN POLITICA
di Vittorio Tranquilli

Viene lamentato lo hiauts prodottosi tra la politica (innanzitutto i partiti) e la società. Per uscirne, credo non si possa prescindere da un tema cruciale, che attraversa ambedue le dimensioni, anzi è una loro faccia, un loro modo di presentarsi e di essere: parlo di quell’altro e concomitante hiatus, evidentissimo e sofferto, tra le generazioni (per semplificare, diremo padri e figli, assimilando ai primi anche i nonni, così semplifichiamo ancora di più). Se ai figli si deve chiedere di ricordarsi che esistono i padri e che possono avere qualcosa da dire loro, sono soprattutto questi che devono fare uno sforzo per capire quelli: certo “criticamente”, quindi fuori da ogni facile e pigra condiscendenza. Ne va della stessa continuità della storia

Appartenendo io alla categoria dei padri (nell’accezione estensiva suddetta), non posso parlare se non dal loro punto di vista. Chi e come sono i nostri figli? Qual è veramente la loro vita, quali i loro problemi, delusioni, dolori, e al tempo stesso speranze, prospettive, potenzialità? Come in “loro” si trasformano, prendendo altre figure e altre strade, i “nostri” problemi, delusioni, dolori, speranze, prospettive e residue potenzialità? Certo sono domande perenni, eterne, ma oggi di particolare acutezza e difficoltà. Tutti ce le poniamo immediatamente nell’ambito familiare, ma hanno pari importanza sul piano sociale, culturale, economico (del “capitale umano”, termine difficile da digerire per chi non fa l’economista). E si pongono con altrettanta forza sul piano politico.

Chi frequenta quanto resta delle sezioni di partito vede bene come, in ogni riunione, ci sia una maggioranza di capelli bianchi, un certo numero di persone di mezz’età e uno sparuto gruppetto di giovani. I giovani stanno piuttosto nei Centri sociali, dove il rapporto con la politica è ambiguo: vi si va dal semplice rifiuto alla richiesta di cambiamenti tanto profondi quanto, in tale sede, poco precisati e precisabili, insomma una domanda, non un’offerta di politica.

Vorrei però parlare proprio degli “sparuti gruppetti” di giovani che cercano di farsi carico della politica direttamente, personalmente. Ebbene, è ora di finirla di guardarli con diffidenza, di considerarli solo come aspiranti a “far carriera” nei palazzi e palazzetti cominciando dagli sgabuzzini. E’ ingeneroso negare a priori una carica etica e umana al loro subentrare nella politica, come se i veri “valori” fossero esclusivi della politica “d’antan”, gloriosa ma ormai alle nostre spalle. Non ci accorgiamo che, così facendo e comportandoci, ci diamo la zappa sui piedi? A chi passeremo il testimone, alle sfere angeliche?

Come i vecchi partiti, anche i nuovi (diversi, e speriamo lo siano o lo saranno al meglio) comportano apparati, funzionari, persone che si dedichino professionalmente alla politica (non si diceva forse, una volta, “professionista rivoluzionario”?) Che quindi dalle varie organizzazioni politiche giovanili ancora esistenti emergano taluni che aspirano a trovare nella politica il loro lavoro, non solo “non è male” (forse qualcuno ricorda chi usò questa espressione, a proposito di compagni anti-apparato i quali, oltre a “sbagliarsi”, lo facevano - ahiloro! - “profondamente”), ma è bene ed è del tutto necessario.

Torniamo così al problema del rapporto tra padri e figli, posto adesso sotto il profilo specifico della politica: cosa possiamo e dobbiamo dire “noi” a “loro”, ma anche ascoltare attentamente da “loro”, imparando. Se vogliamo sapere come è fatta questa società – di oggi, non di ieri – e come possiamo ancora farvi la nostra parte, il dialogo tra le generazioni (stavo quasi per dire: tra le civiltà) è essenziale. “Loro” parlano una lingua diversa? E cerchiamo d’intenderla, vivaddio, poiché dietro questa lingua sta appunto la stessa realtà sociale di oggi, in una con lo sforzo di cambiarla. Questo sforzo dobbiamo farlo tutti, ma per ovvie ragioni dobbiamo ammettere che siano adesso “loro” a prenderne in mano le redini, e aiutarli a farlo per quanto possiamo.

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