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Premessa...

Rimossa la scomunica ai lefebvriani, tra i quali il negazionista Richard Williamson, proprio nell’anniversario dell’annuncio giovanneo del Concilio Vaticano II. Il quale – scrive L’osservatore Romano – “non deve essere mitizzato”.
Considerazioni laiche di “Communitas 2002”, vivave e combattivo circolo del PD - www.pd.communitas2002.org.

DAL CONCILIO VATICANO II AL GIORNO DELLA MEMORIA

Non stupisce che il Vaticano abbia rimosso la scomunica che nel 1988 aveva dichiarato nei confronti dei vescovi nominati da mons. Lefebvre, dal momento che il Papa aveva ricevuto il suo successore, mons. Fellay, già all’indomani dalla sua elezione al soglio pontificio.

Il fatto, oltre che grave, non è privo di conseguenze su vari versanti e perciò va commentato con un minimo di analisi.

Nei confronti del mondo cattolico, il decreto della Congregazione per i vescovi riporta la Chiesa indietro di decenni. L’annullamento della scomunica, di fatto, è un altro colpo di maglio contro il Concilio Vaticano II e sul profondo significato che, per i cattolici e la società tutta, le conclusioni dei padri della Chiesa riuniti a Roma hanno significato.

Mentre il mondo va avanti ( e l’elezione di Obama è un esempio inequivocabile), le gerarchie vaticane hanno accolto le richieste dei vescovi a suo tempo illegittimamente nominati da Lefevbre, formalizzate alcune settimana fa.

Nella lettera dei vescovi non c’è traccia di distensione alcuna e tanto meno di scuse, ma soltanto una generica e ovvia sottomissione “alla Chiesa cattolica Romana”. In un’occasione precedente il superiore generale della Fraternità di San Pio X aveva anzi affermato, come riportato da ”L’Avvenire”, che i vescovi riammessi erano “pronti a firmare il giuramento anti- modernista” e ad accettare ”tutti i concili fino al Vaticano II”.

Il fatto che la rimozione della scomunica sia avvenuta proprio il 21 gennaio, giorno del cinquantesimo anniversario dell’annuncio da parte di Giovanni XXIII della volontà di indire il Concilio, appare quasi una sfida ai concetti di ecumenismo e dialogo tra le diverse religioni. Concetti che rappresentavano un punto fermo, e non solo ideale, della posizione di una Chiesa al passo con i tempi, rivolta al futuro e impegnata ad interrogarsi, anche con sofferenze, sulle nuove frontiere che il progresso scientifico pone all’etica religiosa in senso allargato.

La “lectio magistralis “ di Benedetto XVI a Ratisbona era forse qualcosa di più che una gaffe diplomatica o una lettura maliziosa dei detrattori del neo-eletto Papa. Non c’ è invece alcun dubbio che altri atti del pontificato di Ratzinger, come il ritorno alla messa in latino, confermano che la revoca della scomunica concessa ai vescovi lefebvriani è coerente con la logica profonda che ha imbevuto fin dal primo giorno l’azione “politica “ di Benedetto XVI.

“L’Osservatore Romano” scrive che non bisogna “ mitizzare “ il Concilio Vaticano II, ma cosa significa in realtà?

C’è oltretutto un altro aspetto da considerare. Tra i quattro vescovi riammessi c’è anche Richard Williamson, che ha recentemente negato l’Olocausto e minimizzato il numero degli ebrei morti nei campi di concentramento. Queste dichiarazioni sono state riprese dalla televisione e domani potrebbero essere tranquillamente predicate ai fedeli. Se queste fossero veramente “inaccettabili opinioni,”come scrive “L’Osservatore Romano”, per Williamson dovrebbe essere mantenuta la sospensione “ a divinis”.

Separare le due questioni, rimozione della scomunica e dichiarazioni negazioniste, come sostenuto anche dalla sala stampa vaticana, appare un fatto grave e in singolare assonanza con un atteggiamento politico che tende a ridurre gli orrori del nazifascismo, arrivando a mettere sullo stesso piano la lotta partigiana e la repubblica di Salò.

Anche sotto questo profilo, più propriamente locale, l’atteggiamento del Vaticano appare in singolare allineamento con il “pensiero unico” che le forze di governo in Italia interpretano in modo sempre più ostinato. Nel novembre del 2007 Benedetto XVI rimproverava aspramente a Veltroni (all’epoca Sindaco di Roma), Gasbarra (allora Presidente della Provincia) e Marrazzo il fatto che Roma fosse una realtà con forti disagi e malesseri sociali. Non ve ne era motivo, e non solo perché l’incontro aveva un’agenda diversa. Il severo giudizio ebbe una grande risonanza ed effetti politici; fu un atto ostile neanche troppo indiretto nei confronti del governo del cattolico Prodi.

La situazione italiana, già abbastanza complicata, non sentiva certo il bisogno di questo “paterno” gesto del Papa come ha scritto “L’Avvenire”. Per limitare le sofferenze che questa iniziativa ha già prodotto nelle coscienze di molti cattolici, la posizione del Pd deve essere, questa volta, netta, inequivocabile e senza compromessi nella difesa dei valori costituzionali e della memoria di chi si è battuto con passione per la difesa dei valori della democrazia e della libertà.

Per sottolineare con forza questo pensiero i democratici dovrebbero sentire l’esigenza di avere in tasca la tessera dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, uno dei pilastri della nostra storia migliore.

 

E non solo per ricordare il Giorno della Memoria.

Andrea Clavarino
Barbara Cigliana

 

27 Gennaio 2009

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