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Premessa...

Riceviamo dall’architetto Sergio Torgano e dallo studente universitario Francesco Ravelli, e volentieri mettiamo in rete, un articolo in memoria di Che Guevara.


42 ANNI DOPO, CHE GUEVARA UOMO E QUALCHE PERCHE’

8 ottobre 1967, La Higuera, Bolivia. Un reparto anti-guerriglia dell’esercito boliviano assistito da agenti speciali della CIA ferisce ed arresta Ernesto Guevara de la Serna, il Che. Il giorno dopo, 9 ottobre 1967, il corpo senza vita del rivoluzionario argentino fu legato ai pattini di un elicottero e portato a Vallegrande, dove venne adagiato su un piano di lavaggio dell'ospedale e mostrato alla stampa.
Come ripensare, oggi, 42 anni dopo quei giorni, alla figura storica del Che, all’uomo non ancora icona, al rivoluzionario, al viaggiatore? Aver tentato di fornire una breve risposta non equivale, ovviamente, a fissarne nell’imperituro l’immagine, il tratto. Che Guevara saprà continuare a vivere in ciascuno, stimolerà ancora domande cruciali sull’oggi e sul domani, non potrà smaterializzarsi.
Crediamo che sia stato il suo limpido pensiero ad averlo condotto alla morte, estremo sacrificio che le forze reazionarie non evitarono di attuare, intravedendo nel Che non tanto la pericolosità della politica quanto quella della logica rivoluzionaria. C’è chi ha raccontato le seguenti frasi dette da un liberale: «Se qualcuno mi chiede del cibo, lo sfamo; ma se questi mi domanda perché ha fame, lo combatto. Può diventare un pericoloso rivoluzionario». Come il Che di Latinoamericana, I diari della motocicletta, un po’ Jack Kerouac, un po’ Madre Teresa di Calcutta, al cospetto ora delle vive rappresentazioni di un proletariato da sfamare ora dei malati di un penoso lebbrosario. Il “nostro Che”, attuale perché storico (e viceversa), è sintesi dinamica di logica e buon senso, i suoi stessi strumenti autenticamente rivoluzionari.
Vogliamo fare qualche esempio degli anni duemila? Il mondo sta spendendo 2200 milioni di dollari al giorno per produrre morte. Tradotto. Il mondo spende questa fortuna astronomica per promuovere una caccia dove il cacciatore e la vittima sono della stessa specie e dove ottiene il successo chi ammazza di più. Nove giorni di spesa militare basterebbero per dare cibo, scuola e medicine a tutti i bambini che non ce l’hanno. La versione ufficiale giustifica questo spreco con la guerra al terrorismo, ma il senso comune ci dice che il terrorismo ringrazia. Le guerre sono atti terroristici di stato e il terrorismo di stato si alimenta mutuamente con quello privato, come l’economia. Quella americana, a quanto pare, è tornata a crescere, ma senza le spese militari crescerebbe di meno. La guerra continua così ad essere una buona notizia per l’economia. E per i morti? In Afghanistan si produce il 90% del materiale necessario per trasformare il lattice in oppio, cioè l’elemento base per produrre morfina ed eroina. Risultato. La guerra imperial-capitalista ai talebani non ha minimamente scalfito il giro d’affari che la droga produce. E allora chiediamocelo. Perché dobbiamo vivere in un mondo falsamente rovesciato, illogico, privo di buon senso?
La figura di Che Guevara, questo pensiamo, porta con sé un modello ragionevolmente capace di aprire e smascherare le contraddizioni del capitalismo. Come ha scritto il grande filosofo torinese Costanzo Preve, egli è portatore dell’Uomo Nuovo rivoluzionario; informato da un lato dell’esaurimento della civiltà borghese, ma dall’altro anche della corruzione dei sistemi socialisti, la sua è una vicenda ancor’ oggi “tragica”. L’attivismo rivoluzionario di cui si fece protagonista aveva creato uno spazio vitale per i moti di liberazione del Sudamerica, uno spazio, tuttavia, di fatto non sufficiente per venire a capo delle aporie di cui lui stesso era conscio. Le responsabilità del Che sono da questo punto di vista limitate, ma ecco che, ripensare a lui oggi senza domandarsi perché sia finito in una trappola equivarrebbe a negare la sua logica di rivoluzionario e la speranza in un mondo migliore.

Sergio Torgano
Francesco Ravelli

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