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Introduzione...

L’ipotesi filosofico-antropolgica esplicitamente o implicitamente sottesa a ogni ricerca svolta dalla Rivista Trimestrale e successivi Quaderni si trova enunciata anche – con la particolare e spesso pedagogica chiarezza usuale nei suoi scritti – da Claudio Napoleoni in "Elementi di economia politica" (La Nuova Italia, Firenze 1968) dal punto di vista, quindi, della scienza economica e al fine di una sua definizione di carattere generale. Riteniamo utile trascrivere alcuni brani dalle prime pagine dell’opera appena citata.

Claudio Napoleoni: LA SCIENZA ECONOMICA

[…] il nostro compito consiste nel cercar di definire in che cosa consiste quel modo particolare di considerazione dell’ attività umana, che è proprio della scienza economica.

A tal fine occorre tener presenti le due seguenti – e fondamentali – circostanze.

  1. I bisogni umani sono molteplici, e sono suscettibili di indefinito sviluppo. Che i bisogni siano molteplici è una circostanza che risulta immediatamente evidente a una considerazione, anche superficiale, della realtà umana, così come essa si presenta in ogni momento dato. Gli uomini hanno bisogno di nutrirsi, di vestirsi, di abitare in una casa, di costituire una famiglia, di istruirsi, di riposarsi, di divertirsi, ecc. Inoltre, nell’ambito di ciascuna di queste categorie di bisogni, è sempre possibile individuare bisogni più particolari e specifici. Così, non basta agli uomini di nutrirsi in un modo qualunque, ma, nel nutrimento, devono essere osservati certi requisiti, per quanto riguarda, ad esempio, la disponibilità di determinate quantità minime di vari elementi nutritivi (calorie, vitamine, ecc.). Ma dovrebbe pure risultare chiaro che i bisogni non solo si presentano come molteplici in ogni momento dato, ma si sviluppano anche lungo il tempo. I bisogni dell’uomo di oggi non sono certo gli stessi dell’uomo di duemila anni fa; quella disponibilità di beni che nei tempi antichi poteva essere giudicata degna di un ricco, o magari d’un sovrano, potrebbe essere giudicata oggi intollerabile anche dal più umile lavoratore [… ]. Ma c’è un fatto che va tenuto ben presente: questo sviluppo dei bisogni si presenta come illimitato, giacché è il fatto stesso che certi bisogni siano stati soddisfatti, ciò che fa nascere nuovi bisogni; l’uomo, insomma, non si ferma mai: se è riuscito a costruire delle case che, bene o male, lo difendono dal freddo e dal caldo, dal vento e dalla pioggia, non si accontenta di questa protezione pura e semplice, e desidera che le sue case abbiano certe comodità, le quali, col trascorrere del tempo, vengono poi ritenute sempre più importanti; se, più in generale, è riuscito a soddisfare in qualche modo i bisogni più immediati, più elementari, quelli cioè che dipendono dalla sua vita animale, vorrà poi soddisfare i suoi bisogni più propriamente umani, come quelli della cultura e della vita spirituale. I bisogni da soddisfare sono imposti o suggeriti all’uomo dalla sua vita fisica, dai suoi affetti, dalla necessità di vivere in una comunità, dal suo intelletto, dalla sua fantasia e, magari, dalle sue fantasticherie e dai suoi capricci. E tutte queste forme da cui i bisogni si formano e si manifestano, sono stimolate a produrre bisogni nuovi ogni volta che i bisogni vecchi siano stati, in qualche misura, soddisfatti. Non c’è limite a questo processo, né si può immaginare l’eventualità che, nella storia, si arrivi a uno stadio in cui tutti i bisogni siano completamente soddisfatti, e nel quale quindi l’uomo si possa fermare, cioè, in sostanza, non vivere più.

  2. I mezzi con cui gli uomini soddisfano i propri bisogni possono essere resi via via disponibili solo in quantità limitate, cioè in quantità minori di quelle che occorrerebbero per conseguire la piena soddisfazione dei bisogni stessi.

    Ci possono essere dei mezzi, rispetto ai quali non si pone il problema di renderli disponibili, perché essi lo sono già immediatamente, e può darsi che, in tal caso, essi lo siano in quantità illimitata rispetto al bisogno che gli uomini ne hanno. L’aria atmosferica è uno di questi casi: essa è certo un mezzo per soddisfare un bisogno – precisamente quello di respirare – che è, per di più, un bisogno assolutamente essenziale, ed essa, almeno in condizioni normali, è immediatamente disponibile in quantità illimitata rispetto al bisogno medesimo.

    Ma, di regola, i mezzi occorrenti ai bisogni umani non sono disponibili immediatamente, e devono essere si disponibili mediante un’attività a ciò specificamente diretta. Ora, l’attività che gli uomini possono svolgere per procurarsi la disponibilità di quei mezzi, trova un limite nel fatto che l’uomo stesso è limitato: limitate sono le sue forze, fisiche e mentali, limitata è la sua volontà, limitato è il tempo a sua disposizione, limitato è lo spazio che egli può rendere teatro delle sue operazioni, limitate, infine, sono quelle risorse naturali che egli può porre sotto il proprio controllo. La stessa attività umana, dunque, in quanto incontra tutti questi limiti (che, è bene ripetere, non sono che altrettante manifestazioni di un unico limite di fondo, che è la limitatezza, la finitezza propria della natura umana), non può mai arrivare a procurarsi tutti i mezzi che occorrerebbero per una completa soddisfazione di tutti i bisogni possibili in un dato momento e di tutti quelli che si possono sviluppare in conseguenza dell’aver soddisfatto i primi.

    Ora, la compresenza delle due circostanze testé menzionate – cioè, da un lato, il carattere illimitato dei bisogni e, dall’altro lato, il carattere limitato dei mezzi che si possono rendere disponibili per la soddisfazione di quei bisogni – fa sì che le azioni degli uomini comportino necessariamente delle scelte. Non essendo possibile, data la limitatezza dei mezzi, soddisfare completamente tutti i bisogni, l’uomo deve continuamente scegliere tra molte possibili linee di azione: scegliere l’una piuttosto che l’altra significa scegliere di conseguire certi fini piuttosto che certi altri, e di conseguirli in una certa misura piuttosto che in una cert’altra, nonché di usare certi mezzi piuttosto che altri, e di usarli in una certa proporzione piuttosto che in un’altra.

    Per semplicità è opportuno illustrare questa particolare caratteristica dell’azione umana – quella caratteristica, cioè, per cui essa è necessariamente una scelta – distinguendo due casi: nel primo caso, data una certa disponibilità di mezzi, si tratta di scegliere quali fini si intende conseguire con quei dati mezzi; nel secondo caso, dato un fin da raggiungere, si tratta di decidere con quali mezzi debba essere raggiunto [l’ A adduce ora alcuni esempi di scelte individuali e collettive – n.d.c.].

    In tutti questi casi, e in altri analoghi, ci troviamo in presenza di un soggetto, di un centro di decisioni […], il quale, a partire da una certa disponibilità di mezzi, e di fronte a certi bisogni da lui sentiti, deve scegliere in qual modo quei mezzi vanno utilizzati per soddisfare quei bisogni nel miglior modo possibile. Si usa dire che, in tutte le situazioni del tipo ora illustrato, gli uomini agiscono secondo il principio del massimo risultato.

    Adesso consideriamo un soggetto che desideri conseguire un certo fine, ossia soddisfare un certo bisogno, e desideri soddisfarlo in una certa misura. Supponiamo che egli possa far uso di vari mezzi per pervenire a quella soddisfazione [qui, di nuovo, alcuni esempi – n.d.c.].

    Se, in tutti questi casi, le varie alternative soddisfano il bisogno nella medesima misura, la scelta verrà effettuata in modo che l’impiego dei mezzi – rappresentato dal dispendio di lavoro o dalla spesa del reddito a disposizione – sia il più piccolo possibile. Si usa dire, allora, che, in tutte le situazioni del tipo ora esaminato, gli uomini agiscono secondo il principio del minimo mezzo.

    Noti bene il lettore come tanto il principio del massimo risultato quanto il principio del minimo mezzo costituiscono regole di comportamento, regole di azione,soltanto, e proprio perché, i mezzi sono limitati. Infatti:
    1) non avrebbe senso proporsi di render massimo il risultato ella propria azione, se i mezzi fossero illimitati rispetto ai propri bisogni e quindi consentissero di soddisfare i bisogni stessi in modo pieno e totale;
    2) non avrebbe senso proporsi di render minimo l’impiego dei mezzi richiesti per il compimento di una certa azione, se la limitatezza dei mezzi rispetto ai bisogni non ponesse il problema di risparmiare i mezzi stessi per poterli dedicare, nella massima misura possibile, ad usi alternativi, cioè ad altre azioni dirette a soddisfare altri bisogni.

    I due principi menzionati, dunque, quello cioè del massimo risultato e quello del minimo mezzo, non sono che due modi di esprimere la medesima realtà, ossia che, nelle azioni che gli uomini intraprendono per soddisfare i loro bisogni, essi devono scegliere tra varie alternative possibili affinché la limitata disponibilità di mezzi sia utilizzata per rendere la soddisfazione dei bisogni la migliore possibile.

    Ciò detto, possiamo tornare al problema che ci aveva mossi a svolgere tutte queste considerazioni, il problema cioè della definizione della scienza economica, ossia, come già sappiamo, il problema della determinazione del punto di vista dal quale la scienza economica considera il processo di soddisfazione dei bisogni. Diremo allora che la scienza economica studia le azioni che gli uomini compiono per soddisfare i loro bisogni in quanto tali azioni comportino delle scelte in conseguenza della limitatezza dei mezzi che possono rendersi disponibili per la soddisfazione dei bisogni stessi.

    […] vogliamo solo aggiungere che l’aspetto economico dell’agire umano viene generalmente esaminato, dalla scienza economica, prendendo in considerazione gli uomini in quanto membri di una società: di qui il nome di economia politica, con il quale assai spesso la scienza economica è pure designata.

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