I mezzi con cui gli uomini soddisfano i propri bisogni possono essere resi via via disponibili
solo in quantità limitate, cioè in quantità minori di quelle che occorrerebbero per conseguire la piena soddisfazione
dei bisogni stessi.
Ci possono essere dei mezzi, rispetto ai quali non si pone il problema di renderli
disponibili, perché essi lo sono già immediatamente, e può darsi che, in tal caso, essi lo siano in quantità illimitata
rispetto al bisogno che gli uomini ne hanno. L’aria atmosferica è uno di questi casi: essa è certo un mezzo per soddisfare
un bisogno – precisamente quello di respirare – che è, per di più, un bisogno assolutamente essenziale, ed essa, almeno
in condizioni normali, è immediatamente disponibile in quantità illimitata rispetto al bisogno medesimo.
Ma, di regola, i mezzi occorrenti ai bisogni umani non sono disponibili immediatamente, e
devono essere si disponibili mediante un’attività a ciò specificamente diretta. Ora, l’attività che gli uomini
possono svolgere per procurarsi la disponibilità di quei mezzi, trova un limite nel fatto che l’uomo stesso è limitato:
limitate sono le sue forze, fisiche e mentali, limitata è la sua volontà, limitato è il tempo a sua disposizione,
limitato è lo spazio che egli può rendere teatro delle sue operazioni, limitate, infine, sono quelle risorse naturali
che egli può porre sotto il proprio controllo. La stessa attività umana, dunque, in quanto incontra tutti questi
limiti (che, è bene ripetere, non sono che altrettante manifestazioni di un unico limite di fondo, che è la
limitatezza, la finitezza propria della natura umana), non può mai arrivare a procurarsi tutti i mezzi che
occorrerebbero per una completa soddisfazione di tutti i bisogni possibili in un dato momento e di tutti quelli che
si possono sviluppare in conseguenza dell’aver soddisfatto i primi.
Ora, la compresenza delle due circostanze testé menzionate – cioè, da un lato, il carattere
illimitato dei bisogni e, dall’altro lato, il carattere limitato dei mezzi che si possono rendere disponibili per
la soddisfazione di quei bisogni – fa sì che le azioni degli uomini comportino necessariamente delle scelte. Non
essendo possibile, data la limitatezza dei mezzi, soddisfare completamente tutti i bisogni, l’uomo deve continuamente
scegliere tra molte possibili linee di azione: scegliere l’una piuttosto che l’altra significa scegliere di conseguire
certi fini piuttosto che certi altri, e di conseguirli in una certa misura piuttosto che in una cert’altra, nonché di
usare certi mezzi piuttosto che altri, e di usarli in una certa proporzione piuttosto che in un’altra.
Per semplicità è opportuno illustrare questa particolare caratteristica dell’azione
umana – quella caratteristica, cioè, per cui essa è necessariamente una scelta – distinguendo due casi: nel primo
caso, data una certa disponibilità di mezzi, si tratta di scegliere quali fini si intende conseguire con quei dati
mezzi; nel secondo caso, dato un fin da raggiungere, si tratta di decidere con quali mezzi debba essere raggiunto
[l’ A adduce ora alcuni esempi di scelte individuali e collettive – n.d.c.].
In tutti questi casi, e in altri analoghi, ci troviamo in presenza di un soggetto, di
un centro di decisioni […], il quale, a partire da una certa disponibilità di mezzi, e di fronte a certi bisogni
da lui sentiti, deve scegliere in qual modo quei mezzi vanno utilizzati per soddisfare quei bisogni nel miglior modo
possibile. Si usa dire che, in tutte le situazioni del tipo ora illustrato, gli uomini agiscono secondo il principio
del massimo risultato.
Adesso consideriamo un soggetto che desideri conseguire un certo fine, ossia soddisfare un certo
bisogno, e desideri soddisfarlo in una certa misura. Supponiamo che egli possa far uso di vari mezzi per pervenire a
quella soddisfazione [qui, di nuovo, alcuni esempi – n.d.c.].
Se, in tutti questi casi, le varie alternative soddisfano il bisogno nella medesima misura,
la scelta verrà effettuata in modo che l’impiego dei mezzi – rappresentato dal dispendio di lavoro o dalla spesa del
reddito a disposizione – sia il più piccolo possibile. Si usa dire, allora, che, in tutte le situazioni del tipo
ora esaminato, gli uomini agiscono secondo il principio del minimo mezzo.
Noti bene il lettore come tanto il principio del massimo risultato quanto il principio
del minimo mezzo costituiscono regole di comportamento, regole di azione,soltanto, e proprio perché, i mezzi sono
limitati. Infatti:
1) non avrebbe senso proporsi di render massimo il risultato ella propria azione, se i mezzi
fossero illimitati rispetto ai propri bisogni e quindi consentissero di soddisfare i bisogni stessi in modo pieno e
totale;
2) non avrebbe senso proporsi di render minimo l’impiego dei mezzi richiesti per il compimento di una certa
azione, se la limitatezza dei mezzi rispetto ai bisogni non ponesse il problema di risparmiare i mezzi stessi per poterli
dedicare, nella massima misura possibile, ad usi alternativi, cioè ad altre azioni dirette a soddisfare altri
bisogni.
I due principi menzionati, dunque, quello cioè del massimo risultato e quello del minimo
mezzo, non sono che due modi di esprimere la medesima realtà, ossia che, nelle azioni che gli uomini intraprendono
per soddisfare i loro bisogni, essi devono scegliere tra varie alternative possibili affinché la limitata disponibilità
di mezzi sia utilizzata per rendere la soddisfazione dei bisogni la migliore possibile.
Ciò detto, possiamo tornare al problema che ci aveva mossi a svolgere tutte
queste considerazioni, il problema cioè della definizione della scienza economica, ossia, come già sappiamo,
il problema della determinazione del punto di vista dal quale la scienza economica considera il processo di
soddisfazione dei bisogni. Diremo allora che la scienza economica studia le azioni che gli uomini compiono
per soddisfare i loro bisogni in quanto tali azioni comportino delle scelte in conseguenza della limitatezza
dei mezzi che possono rendersi disponibili per la soddisfazione dei bisogni stessi.
[…] vogliamo solo aggiungere che l’aspetto economico dell’agire umano viene generalmente
esaminato, dalla scienza economica, prendendo in considerazione gli uomini in quanto membri di una società: di qui
il nome di economia politica, con il quale assai spesso la scienza economica è pure designata.