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Introduzione...

Nel paragrafo 48 – su Gregorio VII e la lotta per le investiture - della “Storia della Chiesa” di Joseph Lortz, una pagina è dedicata ai proveddimenti di quel papa, grande e discusso, sul celibato dei sacerdoti. La risottoponiamo alla lettura, trattandosi, come è noto, di questione tuttora aperta. (Nel titolo della nostra rubrica, a questo riguardo, meglio che hodie dovrebbe essere scritto hodie quoque).

“SIMONIA E INCONTINENZA”

«La prima misura di Gregorio VII interessò la riforma interna e fu diretta a colpire il male più funesto dal punto di vista religioso, la simonia e l’ incontinenza degli ecclesiastici. Come già sotto Leone IX e Niccolò II (1059), venne minacciato di deposizione chiunque fosse giunto a un ufficio ecclesiastico attraverso la simonia; a tutti i sacerdoti fu proibito il matrimonio, e al popolo di assistere alle funzioni religiose officiate da preti ammogliati (1074). Il partito della riforma e gran parte del popolo accolsero con gioia queste disposizioni; da parte degli interessati però ci furono degli aspri e più che aspri rifiuti di queste “nuove” disposizioni, e dell’esigenza “insopportabile” e “irragionevole” del celibato, sia attraverso singole proteste che attraverso sinodi. Già dopo una reiterata comminazione di deposizione, nel 1074, una serie di vescovi tedeschi e lombardi e di consiglieri reali dovettero essere colpiti dalla scomunica. (L’oppozione durò fino al XII e al XII secolo. Poi la legislazione pontificia ottenne una piena vittoria)»

Sul divieto del matrimonio, l’Autore commenta:
E’ fuori dubbio che qui era stata scelta come misura una mèta ideale.

La sua graduale affermazione, nonostante il rilassamento dal XIV secolo in poi, ha fatto sprigionare nella cristianità, e specialmente nel clero, enormi valori etico-religiosi.

Ciononostante, non va sottovalutata l’intrinseca problematica. Gli oppositori non furono soltanto uomini sfrenatamente sensuali. Nella Chiesa occidentale, questo è certo, le leggi che venivano ora emanate trovavano degli agganci in antichi canoni. Nell’ambito germanico, però, essi non si erano potuti affermare, nel clero secolare. Si era andato formando uno stato pratico equivalente, in molti punti, alle condizioni vigenti della Chiesa orientale. L’introduzione del celibato era una novità, nel senso che esso rendeva il sacerdote, in punti decisivi, un monaco, cosa che egli però non era, né voleva essere. Allora, contro questa generalizzazione, per la prima volta nella storia della Chiesa, fu fatta valere, su larghissima scala, l’autorità della Scrittura di fronte alle direttive ecclesiastiche. Non va neppure dimenticato che con quelle disposizioni di legge venne favorito un certo offuscamento del carattere carismatico della verginità e si introdusse in esso una certa giuridicizzazione»

(Joseph Lortz: “Storia della Chiesa”, Ediz. San Paolo, vol.I, Alba 1969, p.432)

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