Premessa...
Il sito www.koinonia-online.it Forum 257 del 19 aprile 2011 riporta questo polemico articolo, tratto da “Appunti di cultura e
di politica" n.2 del marzo-aprile 2011. Ci permettiamo di trascriverlo a nostra volta.
Premessa...
Il sito www.koinonia-online.it Forum 257 del 19 aprile 2011 riporta questo polemico articolo, tratto da “Appunti di cultura e
di politica" n.2 del marzo-aprile 2011. Ci permettiamo di trascriverlo a nostra volta.
Fulvio De Giorgi:
CAMBIARE IL CATECHISMO PER SALVARE BERLUSCONI?
Nella discussione sul rapporto del presidente del Consiglio con la società italiana, nel suo complesso, e con la comunità ecclesiale cattolica in particolare – discussione recentemente arricchita dallo stesso presidente con richiami a Sturzo e De Gasperi –, alcuni giornali hanno riportato presunte dichiarazioni, in un’intervista, di un vescovo cattolico italiano, secondo le quali la moralità personale è importante ma la Chiesa valuta un governante non sulla condotta individuale, sui comportamenti personali e sulle eventuali incoerenze etiche, ma solo in base a quanto si impegna a vantaggio del bene comune.
Ritengo che sia impossibile che un vescovo cattolico abbia potuto rilasciare simili dichiarazioni e sono dunque sicuro che il suo pensiero sia stato travisato dall’intervistatore. Tuttavia, poiché non sono intercorse successive smentite o precisazioni, non posso escludere del tutto l’ipotesi che tale vescovo voglia proporre un netto e deciso rivoluzionamento dell’insegnamento tradizionale della Chiesa. Intervengo allora per dire che, se così fosse, non sono d’accordo e ritengo l’insegnamento tradizionale – arricchito e approfondito, non cancellato dal Concilio – sempre valido e attuale. Sia chiaro: sul piano della valutazione politica, ritengo deleterio – proprio dal punto di vista cristiano del bene comune – il «periodo berlusconiano», che è stato la faccia italiana del neo-liberalismo imperante sul piano mondiale. Così pure: non giudico la coscienza personale di un individuo, che comunque – come mio prossimo – mi sforzo di amare, pregando per lui. Ma ora, in questa sede, non mi interessano considerazioni politiche o sul bene comune, mi interessa questa ipotesi di radicale innovazione dell’insegnamento morale della Chiesa.
Contestualizziamo… ma fino in fondo!
Pare molto strano, dunque, che qualche vescovo ora proponga un’innovazione forte dell’insegnamento morale della Chiesa. Certo, non molto tempo fa – come si ricorderà – un altro vescovo aveva proposto di «contestualizzare» una bestemmia pronunciata da Berlusconi. Al di là del fatto che proprio contestualizzandolo tale atto appariva più grave (non si trattava di una bestemmia pronunciata nel contesto di un grave dolore personale, una catastrofe, un dramma, un lutto, ma nel contesto di una barzelletta), anche in quel caso si proponeva un’innovazione della tradizione. Dice il Catechismo della Chiesa Cattolica: «Ci sono atti che per se stessi e in se stessi, indipendentemente dalle circostanze e dalle intenzioni, sono sempre gravemente illeciti a motivo del loro oggetto; tali la bestemmia e lo spergiuro, l’omicidio e l'adulterio»(1).
Ma allora, contestualizzando storicamente i «contestualizzatori» e i vescovi innovatori, appare che queste proposte derivano, in realtà, da un preminente interesse e obiettivo politico, rispetto a orizzonti spirituali e a priorità pastorali. Si profilerebbero così, ancora una volta, un errore politico e un danno pastorale. Come spesso accade quando la Chiesa fa politica. Perché, evidentemente, sul piano ecclesiale e pastorale appare incomprensibile il filtrare il moscerino e ingoiare il cammello (Mt 23, 24): si è filtrato il moscerino del cattolicesimo democratico (da Prodi alla Bindi) e si ingoia il cammello del cattolicesimo berlusconiano... Non sono, ahimé, ormai pochi che avanzano l’infamante sospetto che la Chiesa chiuda gli occhi per trarne vantaggi materiali: cioè per «tornacontismo» come diceva Giordani. Non è così. Sicuramente non è così. Forse c’è qualche «compagnia» – di ispirazione cattolica – che prospera e fa affari sostenuta dal presidente del Consiglio e dal suo partito. Ma la gran parte della Chiesa e quasi tutti i vescovi (ma mi verrebbe da dire tutti) non propongono di cambiare il peccato per salvare il peccatore. Si può – come ha fatto e cerca di fare il presidente del Consiglio – cambiare una legge ed eliminare un reato, si possono stabilire nuove regole processuali per salvare imputati eccellenti, si può perfino tentare di modificare la Costituzione per un beneficio ad personam. Più difficile, mi pare, è cambiare il Catechismo.
Ora, al di là della politica, molti cattolici pensano che proprio questo sia oggi in gioco: non perché sono oscurantisti e sessuofobi, ma perché avvertono gli effetti devastanti del materialismo pratico (individualista, socialmente egoista, spesso sessuomane). Siamo davanti ad un «disastro antropologico» dovuto al trionfo di tale materialismo pratico e dei suoi «valori» (denaro, potere, sesso, successo, visibilità mediatica) rispetto all’umanesimo plenario che valorizza le beatitudini evangeliche (povertà, mitezza, fame e sete di giustizia, misericordia, purezza, umiltà). Da che parte stanno il presidente del Consiglio, il suo stile di vita, i messaggi che lancia l’impero mediatico che a lui fa capo? E quali sono oggi le «beatitudini» diffuse dal materialismo pratico? A chi tanta gente dice oggi «beato lui»? Un vescovo cattolico, fin dal 1996 (dunque in tempi non sospetti), in una sua lettera pastorale, ha dato un’amara risposta, formulando le beatitudini antievangeliche: «Beati i ricchi, perché di essi sarà la gestione del potere. Beati coloro che affliggono e offendono, perché saranno soddisfatti. Beati i prepotenti, perché comanderanno la terra. Beati coloro che fanno i loro interessi con ingiustizia, perché saranno sempre sazi e sicuri. Beati gli spietati, perché avranno sempre la loro vendetta. Beati gli spregiudicati di cuore, perché proveranno ogni piacere. Beati gli operatori di guerra, perché saranno chiamati vincitori e capi degli uomini. Beato chi perseguita con ingiustizia, perché non perderà il suo potere sulla terra. Beati voi quando vi incenseranno, vi aduleranno e, mentendo, diranno ogni sorta di bene su di voi a causa dei vostri soldi e del vostro potere. Rallegratevi ed esultate, perché questi sono gli onori che dà il mondo. Così infatti hanno onorato tutti i potenti prima di voi»(2).
Le parole del Vangelo e la testimonianza dell’amore sono sempre credibili: sono le sole credibili. Su di esse si basa il tradizionale insegnamento della Chiesa, che certo può essere approfondito e accresciuto sotto l’azione dello Spirito.
Ma perché qualche vescovo vuole cambiare in modo significativo questo insegnamento? Per essere più fedeli al Vangelo o, come in realtà esplicitamente si dice, per difendere il presidente del Consiglio? Ma può essere veramente così? No, non voglio crederci.
N O T E
(1) Catechismo della Chiesa Cattolica, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1992, p. 451 (n. 1756).
(2) D. Negro, Beati i “futuri” di cuore. In cammino verso il Giubileo del 2000. Lettera Pastorale, Luce e Vita, Molfetta 1996, p. 28.