STATI GENERALI DELLA SOLIDARIETA’
E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
La società civile si incontra e partecipa per ridisegnare altri mondi possibili
Roma, 22-24 novembre 2006
RILANCIARE UNA NUOVA POLITICA DI SOLIDARIETA’ E DELLE RELAZIONI COMUNITARIE INTERNAZIONALI
[Svolgimento dell’incontro:
-22 novembre – riunione plenaria all’Aula Magna della facoltà di Lettere e Filosofia, Università di Roma Tre. La riunione si è articolata in quattro sessioni:
- “Politica estera, cooperazione e solidarietà internazionale” (intervenuta la vice-ministra agli Esteri Patrizia Sentinelli);
- “Declinare la pace: le sfide dello sviluppo e della lotta alla povertà. La società civile del mondo presenta le sue proposte”;
- Tavola rotonda su “Quali contenuti per una nuova solidarietà e una nuova cooperazione?”; 4) “Presentazione e metodologia dei gruppi di lavoro”.
-23 novembre – riunioni, nella sala Protomoteca di p.za del Campidoglio, dei sei gruppi tematici di lavoro:
- Pace, disarmo e prevenzione dei conflitti;
- Diritti umani;
- Politiche di genere;
- Coerenze delle politiche;
- Reti territoriali;
- Attori e strumenti.
-24 novembre – di nuovo all’Università di Roma Tre. I portavoce dei gruppi di lavoro hanno presentato le loro rispettive proposte, interrogando
la vice-ministra agli Esteri Sentinelli e rappresentanti dei Ministeri dell’Economia, dell’Ambiente, della Commissione Europea e dell’ United Nations Development Program.
Al termine dei lavori, è stata approvata e diffusa la dichiarazione che segue].
Alla conclusione delle riunioni in plenaria e per gruppi che hanno coinvolto centinaia di persone e di rappresentanti di associazioni impegnate in attività di
solidarietà e cooperazione internazionale, gli Stati Generali della Solidarietà e della Cooperazione Internazionale si rivolgono alle istituzioni, al mondo della
politica e alla società civile.
Appello alle istituzioni, al mondo della politica e alla società civile.
Di fronte al fallimento delle politiche di sviluppo e di aiuto pubblico e alla impossibilità di raggiungere nei tempi previsti l’insieme degli obiettivi del Millennio, sentiamo la necessità di rilanciare una nuova politica di solidarietà e di relazioni comunitarie internazionali che metta al centro gli esseri umani e i loro diritti fondamentali, a partire dalla promozione del protagonismo degli attori della società civile locale e nell’affermazione dei diritti dell’infanzia, dall’empowerment delle donne, dalla difesa dell’ambiente e dei beni comuni. Una politica che abbandoni il paradigma esclusivo del profitto e della crescita economica indiscriminata, misurando lo sviluppo in base al miglioramento delle condizioni di vita e non degli indicatori macroeconomici.
La solidarietà internazionale tra i popoli è alla base delle politiche nazionali e internazionali del Paese, in coerenza con gli obiettivi sanciti nella Costituzione per la realizzazione della Pace e della Giustizia tra i popoli, e confermati dallo statuto delle Nazioni Unite. Le attività di cooperazione costituiscono la principale manifestazione delle politiche di solidarietà internazionale del Paese. La cooperazione esclude interventi a sostegno di operazioni a carattere militare o di penetrazione commerciale; gli aiuti italiani devono essere slegati dall’acquisto di beni e servizi italiani.
Non possiamo continuare a vivere secondo l’attuale modello di consumo e di sviluppo, poiché è dimostrato l’esaurimento progressivo delle risorse usate a una velocità
tale che non riescono a rigenerarsi.
E’ centrale assicurare la democrazia, la corretta informazione e la partecipazione attiva a tutti i livelli, anche decisionali, di tutte le componenti della società civile, privilegiando un ruolo pieno per le donne e i giovani. In particolare nelle attività di cooperazione deve essere assicurato il legittimo protagonismo delle popolazioni e delle istituzioni locali, l’armonizzazione, la coerenza, la trasparenza, la sostenibilità degli interventi e la loro totale integrazione nel contesto locale.
Per dare attuazione a questa nuova politica di cooperazione, è urgente e indispensabile sviluppare politiche coerenti, assicurandone la gestione integrata, e garantirne il finanziamento raggiungendo un volume di APS pari almeno allo 0,7% del Pil, nel rispetto degli impegni più volte riconfermati.
Le attività di cooperazione contribuiscono:
- alla valorizzazione delle reti territoriali, con il loro patrimonio di relazioni, risorse e competenze di tutti i soggetti coinvolti,
per un partenariato consapevole e duraturo tra comunità che rafforzi lo sviluppo di società civili locali indipendenti;
- al rafforzamento di rapporti di maggiore giustizia ed equità nelle relazioni fra i popoli;
- alla redistribuzione internazionale delle risorse;
- al rafforzamento di sistemi di partecipazione e al riequilibrio dei sistemi di governance locale;
- alla ricerca di alternative economiche, come il consolidamento di produzioni locali ispirate ai principi della solidarietà;
- alla difesa dei beni comuni;
- alla lotta alla povertà;
- al rispetto dei diritti e della dignità della persona e dei popoli;
- alla parità di genere;
- alla promozione dei diritti di cittadinanza e partecipazione attiva;
- al soccorso delle popolazioni in situazione di emergenza;
- alla tutela degli ecosistemi e alla prevenzione dei disastri naturali;
- allo sviluppo ecosostenibile, partecipato e duraturo a partire dalle esigenze delle comunità locali;
- alla prevenzione dei conflitti.
LE PRIORITA’ PER IL CAMBIAMENTO
[a cura dei rispettivi gruppi di lavoro]
Pace, disarmo e prevenzione dei conflitti
- Ridurre stabilmente le spese militari, liberando così risorse da destinare alla spesa sociale, alla pace e alla cooperazione internazionale.
- Agire a livello internazionale per la regolamentazione del commercio di armi, e rafforzare le normative vigenti in materia; in particolare, chiediamo
che vengano applicate le parti della legge 185/90 che riguardano il divieto di esportare armi nei Paesi poveri o nei Paesi che violano i diritti umani,
riconoscendo alle organizzazioni della società civile un ruolo di monitoraggio e di controllo su questa materia.
- Promuovere le differenti forme di impegno civile nelle situazioni di conflitto, quali: interventi di interposizione, di diplomazia popolare, di ricostruzione
del tessuto civile, di riattivazione di processi democratici, di accompagnamento civile, di monitoraggio elettorale e dei diritti umani, di riconciliazione tra le
parti, anche nell’ottica della sperimentazione di Corpi civili di pace.
- Creare un istituto nazionale di ricerche e studi per la pace, il disarmo e la prevenzione dei conflitti che, senza perdere il legame con le numerose esperienze
già avviate dal mondo accademico e dalla società civile, garantisca adeguati fondi e il necessario coordinamento.
- Promuovere e sostenere una forte azione culturale di educazione alla pace, rivolta a tutte le realtà educative e formative che operano sul nostro territorio
e nei Paesi in cui sono presenti progetti di cooperazione.
- Perseguire una coerenza nelle politiche di solidarietà e cooperazione internazionale: valutando l’ impatto degli interventi di cooperazione sulle
dinamiche conflittuali presenti nei Paesi dove si opera; evitando finanziamenti governativi che si pongano in contraddizione con le finalità della cooperazione
all’interno dello stesso Paese; prestando attenzione alla trasparenza ed eticità dei finanziamenti, soprattutto nel caso di Paesi in cui avvengono evidenti
violazioni dei diritti umani.
Diritti
- Ri-valorizzazione e attuazione dei diritti umani fin dall’infanzia, includendo in modo chiaro, tra gli altri, i diritti dei minori, al lavoro, alla sovranità
alimentare, alla corretta informazione, ad un ambiente sano, all’accesso ai beni comuni, alla libera circolazione delle persone, alla formazione culturale,
all’equità di genere in tutti i sensi.
- Riaffermazione della salute come diritto universale in ogni parte del mondo, richiamandosi ai principi di Alma Ata e Ottawa e promovendo lo sviluppo delle
capacità locali ed i sistemi sanitari nazionali.
- L’importanza di riconoscere i beni comuni globali (acqua, mare, terra, energia, risorse, biodiversità, territorio) come patrimonio dell’umanità garantendone
l’accesso a tutti.
- Facilitazione, attraverso l’educazione formale e informale, dell’accesso libero all’informazione e alla cultura nel rispetto delle diversità delle espressioni
culturali, come presupposto per esercitare i propri diritti e la cittadinanza attiva.
- Riconoscimento della cittadinanza transnazionale come superamento dei diritti legati alla nazionalità.
- La creazione di una rete di interventi a sostegno della scuola pubblica nelle aree di povertà, in un contesto di disgregazione del sistema scolastico,
destinando più risorse.
Politiche di genere
- Siano stanziate maggiori risorse per le politiche di genere, e la dimensione di genere diventi parte integrante di tutti i sistemi di cooperazione.
- Ai fini del raggiungimento del terzo obiettivo del Millennio (empowerment delle donne), si lavori per attivare le reti trasversali della società civile impegnata su obiettivi globali (come il World Social Forum) e, attraverso tali reti, ci si impegni per condividere le priorità di intervento tanto con i partner locali, quanto con le donne migranti, in modo da costruire un’agenda comune. Gli interventi di cooperazione siano valutati anche in base alle loro capacità di promuovere e rafforzare relazioni paritarie, di scambio e confronto, sul territorio e tra i territori.
- La partecipazione delle donne ai processi decisionali nei loro contesti locali sia promossa e sostenuta, adeguando di conseguenza tempi, costi e strumenti dei programmi di sviluppo locale, e valorizzando e sostenendo le capacità di ricerca delle donne del Sud del mondo.
- Il ruolo delle donne immigrate presenti sul nostro territorio si valorizzi nella cooperazione come anello di congiunzione con le comunità locali nei Paesi di origine.
- La violenza contro le donne sia considerata un costo sociale e sia quindi tema trasversale in tutti i programmi di cooperazione, tema che veda coinvolti anche gli uomini, in quanto soggetti di violenza, e le organizzazioni miste, al fine di attivare tutta la società civile. Strumento privilegiato nelle azioni di lotta alla violenza contro le donne dovrebbe essere la creazione e il sostegno a Centri antiviolenza, intesi come luoghi deputati alla prevenzione della violenza, protezione delle vittime, empowerment delle donne. Nei contesti di conflitto armato, tuttavia, si richiede di ricorrere in modo prioritario alla piena attuazione della risoluzione ONU 1325.
Coerenza delle politiche
Perseguimento degli impegni di cancellazione del debito incondizionata e unilaterale. Sostenere la riconversione del debito estero solo se su richiesta da parte della società civile dei Paesi interessati, e in protezione e valorizzazione della biodiversità e della diversità culturale, in co-gestione con le organizzazioni locali per garantirne governance e coerenza.
Applicare appieno la legge 209, in particolare l’articolo 7. Chiediamo che l’Italia rilanci la sua politica per una soluzione definitiva del problema del debito estero dei Paesi impoveriti; chiediamo che il nostro Paese si faccia promotore di un’iniziativa internazionale per il coinvolgimento della Corte Internazionale di Giustizia secondo la lettera dell’articolo 7 della 209, e che avvii un’iniziativa di studio e analisi del debito illegittimo sull’esempio del Governo norvegese.
Creare luoghi istituzionali di coordinamento governativo, quale un tavolo inter-ministeriale di confronto (Esteri, Ambiente, Agricoltura, Economia, Istruzione, Interni, Commercio, Industria) che sia sede politica di dibattito sulla coerenza del programma di lavoro (priorità, ruoli, tempi, responsabilità), monitoraggio e verifica periodica governo-società civile; il Ministero degli esteri deve essere il punto di riferimento e facilitazione dell’utilizzo di risorse ed esperienze delle diverse componenti.
Cambiare il paradigma della cooperazione internazionale: assumendo l’integrazione e la supremazia della solidarietà internazionale e della costruzione di pace, per passare dalla crescita della ricchezza al miglioramento della vita delle persone. Passare quindi dalla cooperazione alla costruzione di economie solidali, modelli innovativi e paritari di comunicazione; demercificare la cooperazione, aprire la cooperazione ai migranti. Significa, a livello quantitativo, più investimenti per istruzione, formazione, educazione permanente lungo l’arco della vita, incrementando le capabilities delle persone.
Sostenere lo scambio e la formazione culturale come strumento di cooperazione nella soluzione di conflitti, tensioni sociali e degrado ambientale. Attribuire alla cultura e al suo sostegno il ruolo di veicolo di dialogo per attuare la convivenza pacifica e il rispetto, valori fondanti per scardinare l’attuale logica donatore-beneficiario.
Rispetto degli impegni presi a livello internazionale (es: Kyoto, cancellazione del debito, obiettivi del millennio) e la concretizzazione delle regole e delle convenzioni approvate sia a livello nazionale che internazionale, mantenendo la priorità dello sviluppo anche nella negoziazione di accordi commerciali regionali (EPA) e multilaterali. Significa anche spingere il coordinamento internazionale degli sforzi di sviluppo, assistenza umanitaria e tutela ambientale in maniera sinergica, per ottenere politiche e pratiche coerenti e coese e risultati più efficaci ed efficienti.
Reti territoriali
Tutti i soggetti che intervengono nei territori, con programmi di autosviluppo umano e sostenibile, hanno il dovere di conoscere le reti già esistenti e valorizzare i percorsi e i processi storici, culturali, linguistici e ambientali.
Il partenariato non può prescindere dal ruolo degli attori locali come costruttori di reti per lavorare e dialogare tra due o più realtà territoriali; nel caso che queste condizioni non siano presenti è importante favorire la creazione della rete in ogni territorio.
I programmi della cooperazione internazionale come parte integrante della Politica Estera, dovrebbero integrare i propri progetti all’interno di un programma condiviso tra territorio e Amministrazioni Centrali, anche in autonomia rispetto alle agenzie internazionali.
La costruzione di reti territoriali e dei partenariati non può basarsi sulla contingenza o sulla disponibilità di fondi, ma dovrebbe avere una prospettiva di continuità e consolidamento delle relazioni mirando al conseguimento di obiettivi condivisi e individuando gli strumenti più adeguati al loro raggiungimento. Come ad esempio il protagonismo delle realtà locali nella cancellazione del debito.
In questo senso, i Millennium Goals vanno ridefiniti, delineando un sistema di propositi credibili e partecipati, sostenuti da una prassi di riferimento che renda chiara la metodologia di raggiungimento di obiettivi verificabili.
All’interno delle reti territoriali ogni attore ha pari dignità; rispetto alle modalità di accesso ai fondi sulla cooperazione: non ci sono attori che hanno privilegi rispetto ad altri. Va premiata invece la capacità degli stessi di stare all’interno e di costruire reti territoriali. Pensiamo alla cooperazione soprattutto come a uno strumento di cambiamento culturale che trasformi in positivo il sistema delle relazioni tra “Nord e Sud” del mondo, attraverso nuove buone pratiche incentrate sul consumo critico e sulla promozione di un’economia alternativa e solidale, del rispetto della biodiversità e delle diversità culturali e linguistiche tramite gli scambi di conoscenza e il turismo responsabile. Nell’ambito delle reti territoriali è fondamentale considerare il valore aggiunto che si concretizza nella molteplicità delle comunità migranti presenti nei nostri territori.
Attori e strumenti
Riconoscere il ruolo dei nuovi attori della cooperazione e solidarietà internazionale, che sono emersi negli ultimi anni e che agiscono in diverse forme e in base alla propria specificità: organizzazioni della società civile locale, economia solidale, mondo del lavoro, enti locali, istruzione, associazionismo no profit, fondazioni, associazioni di migranti.
La riforma del quadro legislativo della cooperazione è urgente e deve tener conto dei cambiamenti nel mondo della cooperazione intervenuti negli ultimi venti anni.
Le risorse destinate all’aiuto pubblico allo sviluppo, derivanti dalla fiscalità pubblica nazionale, dovranno giungere allo 0,7% del Pil, al netto delle cancellazioni del debito, molto prima del 2015.
Una regia politica unitaria (per esempio, Consiglio dei Ministri) che garantisca la coerenza e il coordinamento delle attività di cooperazione e che attribuisca a un’autorità politica la responsabilità di attuare strategie di cooperazione.
Un Ente dotato di piena autonomia gestionale e contabile, oltrechè di finanziamenti certi. L’Ente deve avere la responsabilità della gestione delle attività di cooperazione, oltre che la capacità di istruire gi indirizzi strategici che saranno approvati dal Consiglio dei Ministri. Non deve avere capacità di iniziativa propria sulla raccolta dei fondi. L’Ente garantisce il finanziamento del canale bilaterale e multilaterale; per lo svolgimento di queste attività, si attiene a procedura distinte dal paradigma delle condizionalità economiche attualmente promosse dalle politiche dell’IFIS. Gli attori della cooperazione dovranno essere consultati nella definizione delle linee d’azione dell’Ente.
“Fondo nazionale della Cooperazione”, gestito dall’Ente, che raccoglie tutte le disponibilità finanziarie dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo, oggi frammentate nei bilanci di diversi ministeri; l’Ente predispone una rendicontazione unitaria di tutti i flussi dell’aiuto, che riporti separatamente le cancellazioni del debito. Il Fondo avrà una disponibilità finanziaria stabilita pluriennalmente, e mantiene la capacità di ricevere donazioni private.
Norme che consentano alle associazioni di migranti di diventare attori della cooperazione e solidarietà.
Norme a sostegno di nuove forme di cooperazione: sostegno a distanza, microcredito, economia solidale.
L’Assemblea degli Stati Generali della Solidarietà e Cooperazione Internazionale.
Roma, 24 novembre 2006.
FORUM SULLA COOPERAZIONE PER LA PACE E LA SOLIDARIETA’
Ministero degli Affari Esteri
Programma:
14 novembre 2006: Obiettivi del Millennio e lotta alla povertà
Relazioni di Gianfranco Bologna (WWF Italia), Marina Ponti (ONU Millennium Campaign), Jean Léonard Touadi (giornalista). Moderatore Riccardo Bonacina (“Vita”). Discussione. Conclusioni. Mission per l’approfondimento dei temi trattati: Savino Pezzotta (Fondazione per il Sud).
Sommario: A dieci anni anni dal primo Vertice mondiale sull’alimentazione del 1996, il dramma della POVERTA’ non ha invertito il suo cammino. Secondo le stime ufficiali, sono ancora 852 milioni le persone che nel mondo soffrono di malnutrizione e fame. E’ necessaria una nuova politica economica che sappia mettere al centro l’uomo, non il profitto.
28 novembre 2006: Beni comuni.
Relazioni di Oscar Marchisio (Università di Urbino), Wolfgang Sachs (Wuppertal Institute), Rosangela Vegetti (Greenaccord). Moderatore Luciano Scalettari (“Famiglia cristiana”). Discussione. Conlusioni. Mission: Riccardo Petrella (Comitato italiano per il Contratto mondiale dell’Acqua).
Sommario: Tutte le problematiche che la Cooperazione Internazionale affronta si svolgono in un unico scenario, che è l’ambiente in cui tutti viviamo. Acqua, aria, terra, fonti di energia rappresentano i nostri BENI COMUNI da difendere.
6 dicembre 2006: Tematiche di genere
Relazioni di Gertrude Mongela (Unione Parlamentare Interafricana), Noeleen Heyzer (Unifem), Thoraya Ahmed Obaid (Unfpa). Moderatore Mario Lubetkin (IPS). Discussione. Conclusioni. Mission: Odile Mbilla Moukouri (Movimento Donne Africane).
Sommario: La promozione dei diritti umani e il protagonismo delle giovani generazioni, in particolare delle donne, sono una strada obbligata per tutti i Paesi del mondo. Solo una visione attenta alle TEMATICHE DI GENERE in ogni contesto culturale e sociale può favorire la crescita della convivenza globale.
12 dicembre 2006: Alta formazione
Relazioni di Vincenzo Naso (Cirps), Antonio Papisca (Università di Perugia), Roberta Rabellotti (Formez). Moderatrice: Flore Murard (giornalista). Discussione. Conclusioni. Mission: Laura Pennacchi (economista).
Sommario: la FORMAZIONE delle conoscenze, delle capacità, delle competenze delle persone, nel rispetto e nella valorizzazione delle diverse culture, facilita la creazione del benessere individuale, sociale ed economico.
Finalità
L’attuale situazione internazionale rende evidente come per rafforzare la pace e la sicurezza sia necessaria una strategia politica, economica e sociale che trovi solide radici in una cultura estesa della solidarietà. In tale contesto la cooperazione, elemento fondamentale per la politica estera del Paese, può favorire concreti processi di pace volti alla valorizzazione dei rapporti umani.
L’attività di Cooperazione del Ministero degli Affari Esteri contribuisce alla costruzione e al mantenimento della pace; i cardini sui quali deve orientarsi sono la coerenza negli interventi, nella politica e nell’emergenza umanitaria, la garanzia dei diritti umani e l’imparzialità e la coerenza degli aiuti.
I dati che provengono dal WWF da una parte e dalla Fao dall’altra, ci indicano che la fame aumenta e che c’è un uso distorto delle risorse naturali che mette a rischio l’esistenza stessa del Pianeta. Urge un cambio di passo.
Una cooperazione che si costruisca sul rispetto e sulla valorizzazione delle comunità locali, su aiuti per uno sviluppo economico rispettoso del contesto ambientale e che sappia tutelare i nostri beni comuni – acqua, terra ed energia – può essere protagonista di questo cambiamento.
Lo scenario internazionale ci pone oggi di fronte al grande tema della pacifica convivenza tra le diversità etniche, culturali e religiose. La scarsità delle risorse invita tutti noi a una discussione sul futuro delle nostre economie. In questo ambito si rende necessaria una cooperazione che aiuti il rilancio delle agricolture tipiche e la salvaguardia delle varie identità culturali per la difesa delle biodiversità e per riconquistare una sovranità alimentare messa a rischio dalle monoculture. In quest’ottica, è di fondamentale importanza uno sviluppo che sappia comprendere, rispettare e valorizzare le culture e quindi le colture, i saperi e quindi i sapori, tipici delle varie comunità.
Si deve lavorare su una cooperazione che punti sempre più a sviluppare rapporti di partenariato territoriale tra pari con un approccio partecipativo dal basso in grado di comunicarci le reali necessità dei Paesi partner, sulla base di uno scambio culturale foriero di arricchimento e apprendimento per tutti.
A fronte di queste sfide, la Cooperazione ha oggi la necessità di innovarsi a partire da una capacità di ascolto e di maggiore coinvolgimento partecipativo della Società civile, in modo da creare momenti di incontro dai quali emergano modalità innovative che possano indicare una nuova prospettiva di solidarietà internazionale.
E’ questa la finalità del Forum sulla Cooperazione per la pace e la solidarietà, che oggi viene presentato e che avrà inizio il prossimo 14 novembre a Roma presso il Ministero degli Affari Esteri. Il Forum prevede quattro eventi centrali promossi dalla Cooperazione italiana e una sessantina di iniziative correlate, realizzate in tutta l’Italia da Istituzioni, Organizzazioni internazionali, Regioni, Enti locali, Università, ONG, Associazioni della Società civile e Istituti di ricerca.
[…]
La Viceministra degli Esteri con delega alla Cooperazione e all’Africa Sub-sahriana,
Patrizia Sentinelli