Premessa programmatica

Perché, dopo la fine delle ideologie plurali, siamo caduti culturalmente e socialmente così in basso? Perché la politica si limita a “navigare a vista”, con molto tatticismo e poca attenzione ai grandi problemi reali del nostro tempo? Fino a un certo punto se ne può far carico all’odierno personale politico, e in particolare a quello della sinistra italiana. A sua parziale giustificazione sta la sopravvenuta crisi di quel tessuto comune di princìpi etici e aspettative sociali di fondo, senza cui l’innovazione politica rischia di non aver più dove poggiare il capo.

Durante il “secolo breve” la politica ha tratto alimento da concezioni ideologiche largamente diffuse e condivise, a predominante ispirazione marxista o cristiana, accomunate, pur nelle diversità e contrapposizioni, da vigoroso respiro umano. Il ruolo propulsivo che esse svolsero all’epoca va riconosciuto, adesso, con costruttivo senso della storia, quindi fuori da astratti e inaccettabili rinnegamenti penitenziali, come da tentativi velleitari (perché nostalgicamente rivolti all’indietro e, in sostanza, reazionari) di prosecuzioni o “rifondazioni” solo apparentemente innovatrici.

Entrati ormai in un periodo radicalmente diverso – dominato dal così non a torto detto “pensiero unico” - è essenziale, per una ripresa d’iniziativa politica rivoluzionaria, “ricominciare a pensare”. Se ciò, in qualche misura, sta già avvenendo, troppi sono ancora gli indugi, i deliberati comportamenti deboli, i rinunciatari arroccamenti nella propria dimensione disciplinare o le arroganti chiusure nelle proprie nicchie di potere. Vorremmo contribuire, con un modesto servizio di “volontariato culturale”, a dare risalto almeno ad alcune di quelle elaborazioni e ricerche dove ci si sforza invece di parlare in modo forte e a tutti con convinzione, senza ripiegare su termini e concetti divenuti poco impegnativi e significativi: storicamente illustri, ma usati oggi per inerzia, proprio perché, nella loro genericità e inattualità, dicono poco e a poco compromettono.

In pratica intendiamo mettere o rimettere in circolazione – più propriamente, “in rete” – studi, relazioni, analisi portatrici di idee che riteniamo possano riuscire di generale interesse e stimolo alla riflessione. Un nerbo di lavori recenti, editi o inediti, e di altri meno recenti ma da cui è dato trarre “lezioni” per l’oggi. Inoltre, per una loro nuova lettura, documenti politici, storiografici e di altro genere che hanno segnato o accompagnato svolte importanti o riflettono problemi di rilievo in zone più o meno “calde” del mondo.

A questo nostro impegno di servizio vorremmo dare il titolo di KATCIU MARTEL. In lingua creola guineense è chiamato così il picchio, e questo nome hanno voluto assumere le Edizioni dell’INEP (“Instituto Nacional de Estudos e Pesquisa”, attivo centro culturale di Bissau), trattandosi di un uccello “molto comune dalle nostre parti e considerato irrequieto, irriguardoso, intraprendente”. Date le suddette finalità di questo sito, sarebbero molto utili e graditi interventi e collaborazioni (da inviare in allegato Word), o anche suggerimenti, critiche, indicazioni a: travitt@tin.it

A CURA DI COSTANTINO CEA, RAFFAELE D’AGATA, VITTORIO TRANQUILLI.